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Viterbo – Bimba di 10 anni confida alla babysitter: “Lo zio mi ha toccato, promettendomi soldi e giocattoli”.
È entrato nel vivo ieri davanti al collegio il processo per violenza sessuale – aggravata dalla minore età della vittima e dal rapporto di parentela – a un quarantenne residente in un centro dei Cimini. È accusato di avere approfittato della nipotina mentre in casa era presente la tata della piccola, che in quel momento sarebbe stata in cucina a preparare il pranzo.
La donna, insospettita dal fatto che la bambina non la raggiungesse in cucina, avrebbe trovato i due sotto le coperte. Sentita come testimone, la babysitter ha spiegato come al suo arrivo zio e nipotina stessero sul letto a ridere e giocare, guardando i cartoni animati.
A mettere sul chi va là la donna sarebbero stati l’improvviso silenzio e la mancata risposta della bambina ai suoi richiami. Era la mattina del 5 luglio 2021 e dato il caldo afoso la tata si sarebbe allarmata ancora di più trovandoli sotto una pesante coltre di lana. Motivo per cui nel pomeriggio avrebbe chiesto alla piccola cosa stesse facendo a letto sotto le coperte con lo zio, durante la consueta passeggiata al parco.
La bambina, scoppiando in un pianto dirotto, le avrebbe raccontato dei palpeggiamenti proibiti subito dallo zio, che le avrebbe intimato di stare zitta, con la promessa in cambio di soldi e giocattoli. Al che la babysitter avrebbe immediatamente telefonato alla madre, ancora al lavoro, dicendole di correre a casa ché doveva riferirle un fatto grave.
I genitori, che da pochi giorni erano andati a vivere con il congiunto, lo avrebbero affrontato e messo alle strette fino a quando, dopo essere stato preso a schiaffi, non ha ammesso “è vero, chiedo scusa”, picchiato dal fratello, padre della vittima e da uno zio da parte materna.
La famiglia si è costituita parte civile anche per la minore con gli avvocati Giovanni Bartoletti e Giovanni Ranucci, mentre l’imputato è difeso dall’avvocato Emanuele Fierimonte del foro di Roma.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
