Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri
Ronciglione – “Caduta accidentale impossibile, Andrea Landolfi uccise Sestina lanciandola dalle scale”, dissero i giudici d’appello. “Un percorso argomentativo ineccepibile”, ribadisce la cassazione, nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 9 novembre ha bocciato il ricorso di Andrea Landolfi Cudia contro la condanna in secondo grado a 22 anni per l’omicidio della fidanzata Maria Sestina Arcuri dopo l’assoluzione in primo grado da parte della corte d’assise del tribunale di Viterbo.
Gli avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini, difensori del pugile romano 33enne, condannato in via definitiva per l’uccisione della fidanzata 26enne che avrebbe lanciato con l’intenzione di provocarne la morte perché voleva lasciarlo dalle scale di casa della nonna a Ronciglione la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019, hanno ribadito nel ricorso le censure relative all’incongruità del compendio probatorio acquisito nei giudizi di merito, ritenuto inidoneo alla conferma del giudizio di colpevolezza espresso dalla corte di assise di appello di Roma, non essendosi raggiunta la prova della volontarietà dell’azione criminosa che aveva determinato la caduta dalle scale di Maria Sestina Arcuri, provocandone il decesso.
Le censure difensive, in particolare, riguardavano sia le fonti di prova riconducibili alle consulenze tecniche del pubblico ministero – che si ritenevano confutate dagli esiti delle consulenze tecniche della difesa, svolte dal dottor Massimiliano Mansutti e l’ingegnere Giuseppe Monfreda – sia le fonti di prova dichiarative. Tra queste ultime, per la difesa, peculiare rilievo probatorio doveva essere attribuito alla testimonianza resa dalla nonna Mirella lezzi.
“La corte di assise di appello di Roma, sulla base di un percorso argomentativo ineccepibile – si legge nelle motivazioni – riteneva che la natura accidentale della caduta di Maria Sestina Arcuri, che costituiva il nucleo essenziale della tesi difensiva, era smentita dagli elemeriti probatori acquisiti nel giudizio di merito, tra i quali si attribuiva un rilievo decisivo agli esiti delle consulenze tecniche del pubblico ministero“.
Ronciglione – La cima delle scale dove si trovavano Andrea e Sestina
“Le lesioni personali riportate da Maria Sestina Arcuri, secondo quanto accertato dai consulenti tecnici del pubblico ministero che avevano eseguito le verifiche medico-legali nella prima fase delle indagini preliminari, i professori Mauro Bacci e Massimo Lancia- viene ricordato – erano incompatibili con uno scivolamento lungo le rampe delle scale, imponendo, al contrario, di ritenere che si fosse verificato un impatto violento dell’area cranica della vittima contro una superficie piana e anelastica, provocato da una caduta del corpo, a testa in giù, privo di difese“.
Secondo i consulenti, l’ipotesi dello scivolamento accidentale della vittima per le scale, mentre la stessa era avvinghiata o comunque vicina all’imputato, doveva ritenersi esclusa dall’assenza di lesioni personali sintomatiche di tale tipologia di sinistro. Tali lesioni, che generalmente vengono riscontrate negli arti e nelle aree costali della vittima di tali sinistri, sono la conseguenza delle modalità con cui, in questi casi, si verificano i traumi contusivi, per effetto dello scivolamento del corpo e dell’urto provocato alle aree corporee esterne e laterali dagli spigoli delle scale.
Andrea Landolfi
E ancora: “L’ipotesi della caduta accidentale di Maria Sestina Arcuri dalla rampa superiore della scala, posta a fondamento della ricostruzione difensiva, doveva ritenersi incompatibile con l’assenza sul corpo della vittima di ‘Iesività da gradino o da corpo · contundente animalo ( … )’; assenza che assumeva un rilievo sintomatico ancora maggiore, oltre che alla luce delle fratture multiple alla scatola cranica già richiamate, tenuto conto delle profonde contusioni riscontrate sul polmone sinistro della vittima, che, secondo i consulenti tecnici, derivavano dalla ‘rapida decelerazione che subisce la gabbia toracica in movimento come nelle cadute dall’alto'”.
“Le fratture multiple alla scatola cranica diffuse riscontrate sul cadavere di Maria Sestina Arcuri non apparivano compatibili con l’ipotesi della caduta accidentale provocata dallo scivolamento della vittima per le due rampe delle scale dell’immobile di Mirella lezzi, dove i due fidanzati si trovavano”, viene sottolineato nelle motivazioni.
“La prospettazione difensiva – sottolineano infine gli ermellini – è smentita dall’atteggiamento doloso dell’imputato, desumibile dalla dinamica volontaria della precipitazione della vittima, verificatasi in un contesto di litigiosità; nonché dalla condotta successiva dell’imputato, che aveva omesso di soccorrere la persona offesa, aveva rimosso le tracce di sangue e di vomito, aveva consapevolmente ritardato i soccorsi ospedalieri e aveva impedito alla nonna di soccorrere la giovane dopo la caduta“.
Silvana Cortignani


