Viterbo – “Chiediamo a tutti i comuni della Tuscia di appoggiare con una delibera la campagna ‘Senza consenso è stupro contro la direttiva dell’Unione europea che ci porta indietro di 70 anni su diritti già acquisiti”. A lanciare l’appello sono le associazioni Ponte Donna e Kyanos.
“La direttiva europea sulla violenza contro le donne proposta dalla commissione europea l’8 marzo 2022 – sottolinea la presidente di Ponte Donna, Carla Centioni – è stata totalmente svuotata e umiliata divenendo una direttiva antiprogressista”.
Viterbo – La campagna Senza consenso è stupro – Al centro Carla Centioni
I punti in questione. “È stato eliminato l’articolo 5 – spiega Centioni – che definiva lo stupro rapporto sessuale non consensuale. La violenza online non è più riconosciuta come forma di violenza in sé. È stata eliminata la definizione di molestie sessuali in ambito lavorativo. Sono stati cancellati il lavoro e le analisi svolti per tanti anni dai centri antiviolenza. Scelte gravissime. Per questo Ponte Donna appoggia la campagna europea ‘Senza consenso è stupro – No Stupro No Voto’ (Without consent it is rape – No Rape No Vote)”.
Siamo oltre cento i centri anti violenza in Italia che, insieme a molte associazioni, hanno inoltre lanciato una petizione su Change.org che ha già superato le oltre 100 mila firme contro l’approvazione della direttiva. L’8 marzo Ponte Donna e Kyanos sono state poi a Bruxelles insieme a molte organizzazioni di Polonia, Francia, Germania, Belgio, Spagna, Olanda. Per dire ai governi di non firmare la direttiva.
Il Parlamento europeo
“Siamo da sempre sostenitrici – prosegue Centioni – dell’uguaglianza di genere. Per affrontare, prevenire e superare la violenza di genere in tutte le sue forme. Oggi abbiamo bisogno di tutte e tutti, istituzioni e società civile, perché alla fine di aprile 2024 presso il Parlamento europeo gli stati sono chiamati a firmare una direttiva che ci porta indietro di 70 anni su diritti già acquisiti”.
“Chiediamo infine – conclude Centioni – alla presidente Ursula Von Der Leyen, al presidente del Consiglio europeo Charles Michel e ai capi di governo di mantenere il testo approvato dal Parlamento europeo e di continuare a fare della nostra Europa un terreno dove i diritti umani e i diritti delle donne non vengano messi in pericolo”.
Daniele Camilli

