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”Ecco come ci hanno truffato”, coppia di prof in pensione testimonia contro due banditi

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Viterbo – Truffatori di anziani senza scrupoli, attenzione a chi cerca vecchi elenchi telefonici. Servono a pianificare altri colpi. 

Si è conclusa nel tardo pomeriggio di giovedì la lunga testimonianza della coppia di professori in pensione del capoluogo vittime di due 35enni napoletani che il primo febbraio dell’anno scorso sono riusciti a farsi consegnare contanti e gioielli 4900 euro dicendo loro che il loro unico figlio, uno stimato professionista del capoluogo, si era messo nei guai facendo un incidente stradale. 

Nel frattempo è emerso come gli imputati siano stati identificati con certezza grazie alle immagini precisissime delle telecamere dei varchi di accesso alle ztl del centro storico. I filmati hanno permesso di individuarne i volti e la targa della vettura, presa a noleggio da terze persone.  È stato così possibile risalire alla stessa, che era stata fermata due volte nei giorni precedenti, a Caserta e Cassino, i cui passeggeri erano stati identificati e corrispondevano a due imputati, vestiti anche allo stesso modo. Insomma nessun dubbio sulla loro identità. 

Marito e moglie, di 80 e 73 anni, hanno raccontato al giudice Giovanna Camillo l’agghiacciante esperienza vissuta un anno fa, il modo in cui sono stati terrorizzati, come i banditi siano riusciti a separarli, facendo sì che restassero da soli ognuno con un aguzzino, senza potersi né consultare tra loro, né tentare di contattare il figlio.

“Hanno detto che nostro figlio aveva avuto un incidente e che rischiava di essere arrestato perché era senza patente e senza assicurazione, a meno che non avessimo versato 4900 euro. Uno si è spacciato per un carabiniere e ha accompagnato mio marito ad aspettare un sedicente avvocato con lo studio in via Belluno, dove non c’era alcuno studio e mio marito ha capito che era una truffa. Ma nel frattempo ci avevano separati”, ha raccontato la moglie, madre di un professionista che a suo tempo raccontò a Tusciaweb, oltre che alla polizia, l’accaduto per scongiurare che altri potessero restare vittime degli stessi delinquenti.

“Una condotta criminale che fa pensare a dei professionisti, a un’organizzazione collaudata, specializzata nelle truffe agli anziani, a una banda finalizzata a delinquere”, ha sottolineato l’avvocato di parte civile Marco Russo, che assiste le vittime, parlando di pressione psicologica e meccanismi scientifici.

“A partire dal tenere occupate tutte le utenze telefoniche, fisso e cellulari, per impedire alle vittime di cercare riscontri. Sono riusciti a farsi consegnare i gioielli di famiglia e 170 euro in contanti, poi sono andati al bancomat e hanno fatto due prelievi”, prosegue il legale.

“Il sedicente maresciallo dei carabinieri mi ha chiesto se avessi dei vecchi elenchi telefonici col dire che era ‘per fare un regalo al capo’. Io ne avevo tre e glieli ho dati tutti e tre, non so neanche come abbia fatto”, ha spiegato la donna, sentita prima del marito, in quanto è quella che è stata più a lungo in balia dei banditi. 

“Si fanno dare gli elenchi telefonici da dare al capo, che probabilmente è veramente il capo, ma di un’associazione a delinquere organizzata, per individuare indirizzi e pianificare il lavoro nelle città e nelle province dove colpiscono, Non agiscono a caso, ma attraverso piani premeditati”, sottolinea Russo. 

Incastrati dalla telecamere dei varchi, dalla videosorveglianza pubblica e privata, ma anche traditi da un caffè di troppo, preso in un bar del centro prima di volatilizzarsi col bottino, sono stati arrestati il 9 marzo 2023 dalla polizia nel capoluogo partenopeo per truffa aggravata e indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento diversi dai contanti.

Per loro processo col giudizio immediato, del quale hanno tentato inutilmente di ottenere la sospensione con la messa alla prova, in cambio di un risarcimento di 500 euro. 

Silvana Cortignani


Video: Coppia di anziani truffati, in manette due 34enni


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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