Viterbo – (sil.co.) – Omicidio di via Fontanella del Suffragio, dopo la discussione del pm ieri la parola è passata ai genitori di Daniele Barchi e alla difesa di Azzurra Cerretani.
È giunto attorno alle sei del pomeriggio alle battute finali il processo col rito abbreviato alla 29enne viterbese imputata di omicidio in concorso con Stefano Pavani, il 35enne di Corchiano condannato in via definitiva a 15 anni di carcere con il riconoscimento della seminfermità mentale.
Il 15 aprile sarà la volta delle repliche della pm Chiara Capezzuto, dopo di che il gup Giacomo Autizi si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza.
Omicidio del Suffragio, nei riquadri Azzurra Cerretani, Daniele Barchi e Stefano Pavani
Lo scorso 15 febbraio la procura, che aveva chiesto due volte l’archiviazione, ha confermato la sua posizione chiedendo l’assoluzione della ragazza, all’epoca fidanzata dell’assassino.
Il difensore Fausto Barili ha ribadito come sia stato grazie al suo allarme che la polizia ha potuto catturare nell’immediatezza l’omicida.
Il delitto fu commesso la notte tra il 20 e il 21 maggio 2018 nel monolocale al pianoterra di via Fontanella del Suffragio dove Barchi per qualche tempo aveva ospitato la coppia, chiedendo loro di allontanarsi a causa del comportamento di Pavani.
Secondo l’accusa sarebbe stato questo il movente del feroce delitto. Il 42enne originario di Gaeta fu massacrato di botte e torturato durante la lunga agonia che lo avrebbe condotto a una morte atroce.
Azzurra Cerretani, finita imputata a dicembre del 2021, a distanza di oltre tre anni dal delitto, sarebbe riuscita a scappare dalla casa dove era stato commesso il crimine, rifugiandosi dalla sorella, a Bagnaia, inseguita da Pavani. Una volta al sicuro, avrebbe quindi immediatamente dato l’allarme, chiamando la polizia e dicendo agli agenti “lui ha ucciso un uomo”.
L’incriminazione “tardiva” della 29enne è arrivata in seguito all’opposizione degli anziani genitori adottivi della vittima all’archiviazione, assistiti dall’avvocato Pasqualino Magliuzzi del foro di Latina, per i quali la Cerretani è stata complice dell’assassinio del figlio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
