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Droga e cellulari coi droni a Mammagialla, sgominato il business gestito dalla camorra

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Viterbo – (sil.co.) – Sgominato il business dei droni “modificati” dalla camorra che portavano droga e telefonini anche nel carcere viterbese di Mammagialla, intitolato di recente al penitenziario ucciso dalla malavita organizzata campana Nicandro Izzo. Braccio destro del sodalizio un “tecnico” in grado di far sorvolare aree militari e far portare un maggior peso. A febbraio arrestato a Viterbo un “pilota”. Due anni fa consegna “a domicilio” a un camorrista detenuto al 41 bis. 


Il carcere di Mammagialla (nel riquadro, un drone)

Il carcere di Mammagialla (nel riquadro, un drone)


Sulle indagini condotte dalla procura di Napoli, diretta da Nicola Gratteri, l’ombra del cartello di Secondigliano, che per almeno tre anni avrebbe fatto affari d’oro in 19 penitenziari tra i quali le carceri di Rebibbia, Terni, Frosinone e Viterbo. Due le inchieste, sfociate nel blitz della polizia, che l’altro ieri ha notificato ad altrettanti indagati 31 misure cautelari. Tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, detenzione di armi comuni da sparo ed accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti.

I droni sarebbero stati gestiti da una sorta di “service” della camorra, con tariffe precise: mille euro per consegnare uno smartphone, 250 euro per un telefonino abilitato alle sole chiamate vocali e 7mila euro per mezzo chilo di droga. Il braccio destro del sodalizio sarebbe stato un “tecnico”, un 52enne, in grado di apportare modifiche costruttive ai droni che permettessero di sorvolare anche aree militari sopportando un maggior peso in volo. 

Le analisi tecniche del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, hanno permesso di confermare tali manipolazioni realizzate sugli apparati a pilotaggio remoto.  Le forze dell’ordine hanno appurato che i velivoli erano in grado di trasportare smartphone, piccoli cellulari, ingenti quantità di droga e armi appunto. Il gruppo sarebbe stato quindi assoldato dai clan di camorra, tra i primi a beneficiare dello stratagemma gli Esposito-Nappi dell’area di “Bagnoli”.

Le tappe delle indagini. Era il 9 aprile 2021 quando gli agenti della polizia penitenziaria del carcere di Secondigliano ritrovarono nelle celle venti telefoni cellulari, piccolissimi e dotati di scheda sim funzionanti. Pochi mesi dopo, il 19 settembre 2021, nel carcere di Frosinone, un detenuto, ras della camorra di Miano, sparò all’impazzata cinque colpi a vuoto per vendicarsi di un’aggressione. Grazie alle immagini della videosorveglianza è emerso che la pistola, una semiautomatica “Bernardelli”, gli era stata consegnata da un drone attraverso una finestra. Era infine il 25 novembre 2021 quando, parlando in auto della pistola fatta entrare due mesi prima nel carcere di Frosinone, un 38enne di Cercola, venne intercettato da una cimice.


Asti - Introducevano cellulari nei carceri con i droni

Asti – Introducevano cellulari nei carceri con i droni


Pilota di drone arrestato a febbraio. Lo scorso primo febbraio è stato arrestato con altre tre persone un pilota di droni  residente nel Viterbese,Vasil Dziatko. Tutti indiziati di associazione a delinquere finalizzata alla consegna in carcere di telefoni cellulari, schede sim e caricabatterie. Secondo le indagini Dziatko avrebbe pilotato i droni, con i dispositivi che giunti a destinazione sarebbero stati rivenduti agli altri detenuti al prezzo di mille euro, per un giro d’affari che tra settembre e dicembre 2023 avrebbe fruttato al gruppo 100mila euro. Le indagini, partite da Asti ed eseguite attraverso numerose intercettazioni, hanno portato al sequestro di due droni e a più di sessanta tra sim, telefoni e microtelefoni. Sempre attraverso i droni, l’associazione avrebbe consegnato sostanze stupefacenti di vario genere. 

Droga col drone al camorrista al 41 bis. La sera del 2 agosto  2022 un pericoloso camorrista quarantenne di Castel Volturno – arrestato per associazione di stampo camorristico dalla squadra mobile di Caserta il 28 febbraio 2017 a Gaeta e detenuto in regime di carcere duro al 41 bis a Mammagialla – si sarebbe fatto recapitare “al volo”, direttamente alla finestra della cella, 250 grammi di hashish e un telefonino. Si sarebbe trattato di un drone acquistato ex novo, il cui viaggio potrebbe essere stato organizzato a Napoli, che non è sfuggito alla sorveglianza degli agenti della polizia penitenziaria, che ha  intercettato l’aeromobile “a pilotaggio remoto” in volo sopra il supercarcere di Viterbo e la destinazione finale all’altezza di una cella del 41 bis, bloccando il destinatario dell’invio proprio mentre il drone gli sganciava il “pacco” sulla mano tesa, sporta dal detenuto fuori della finestra, in cui era riuscito ad aprire all’uopo un piccolissimo varco. Giusto lo spazio per inserire tra le sbarre di protezione un palmo aperto. Sarebbe stato lo stesso recluso a guidare il drone nell’ultima arte del viaggio, usando per indicargli la posizione giusta un altro cellulare munito di gps introdotto clandestinamente in carcere, che teneva nell’altra mano e che gli è stato sequestrato nel corso del blitz.

Silvana Cortignani


Asti - Introducevano cellulari nei carceri con i droni

L’inchiesta partita da Asti – Introducevano cellulari nei carceri con i droni


Articoli: Droga e cellulari in carcere coi droni, un arresto a Viterbo – Droga col drone al camorrista al 41 bis, da Napoli il “volo” diretto a Mammagialla – Droga col drone a Mammagialla, direttamente alla finestra di un camorrista al 41 bis


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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