L’incontro all’Itt sulle vittime di tratta
Viterbo – “La tratta di donne e lavoratori è la moderna schiavitù”. Così il vice prefetto Fabio Malerba all’incontro organizzato ieri mattina nell’aula magna dell’istituto tecnico tecnologico Leonardo da Vinci di Viterbo.
Fabio Malerba
“La tratta è un fenomeno molto diffuso – ha detto Malerba – e non riguarda soltanto persone di altri paesi. Ma riguarda anche nostri connazionali, ragazzi e ragazze. La tratta è la moderna schiavitù, finalizzata soprattutto alla prostituzione. Conoscere questo fenomeno è di fondamentale importanza”.
Ankica Kosic
Assieme a Malerba, ad intervenire anche Luca Damiani, dirigente scolastico Itt, Silvia Somigli, segretaria generale Uil scuola Viterbo, Paola Conti, sostituto procuratore della Repubblica, il vice prefetto Fabio Malerba, il vice questore aggiunto Emanuele Vaccaro, il tenente Pierluigi Catarcioli del comando provinciale della Guardia di finanza, il vice presidente provinciale delle Acli Renzo Salvatori, Stefano Menghini vice presidente del circolo Acli di Viterbo Stelio Murri, Valentina Bruno, presidente associazione Erinna, Ankica Kosic del Dipartimento di psicologia di sviluppo e socializzazione dell’università degli studi La Sapienza di Roma, la ricercatrice di psicologica sociale della Sapienza Elena Bocci.
L’aula magna dell’Itt
L’occasione dell’incontro è la presentazione del progetto della Sapeinza, presentato da Kosic, Vittime di tratta e percorsi di sostegno e integrazione, mai più schiave ma libere nel cuore. Oltre alla presentazione del progetto, durante la mattinata sono stati proiettati estratti dello spettacolo Medea per strada con l’attrice Elena Cotugno Comaneci, così come del documentario Le radici del fenomeno di tratta. All’ingresso dell’Itt, la mostra Oltre la violenza e verso il futuro, che resterà a disposizione dei visitatori per una settimana.
In sala gli studenti dell’istituto. L’evento è stato poi organizzato dalla Uil scuola di Viterbo, dall’Itt Leonardo da Vinci, dall’Irase, dall’associazione Erinna, dalle Acli e dalla Sapienza di Roma. Il tutto con il patrocinio del comune e della provincia di Viterbo.
Paola Conti
“Un evento formativo di grande spessore – ha commentato Damiani -. Un incontro in cui si discute di pari opportunità, diritti e lotta alla discriminazione. Mai più schiave, ma libere nel cuore. Una libertà acquisita e tutelata”.
“Un argomento molto importante – ha poi spiegato Kosic – di cui si parla pochissimo nei mass media. Quando invece le vittime di tratta sono le persone più vulnerabili della nostra società”.
Luca Damiani
In Italia sono oltre 120 mila le vittime di tratta, di cui il 70% donne inserite nel mondo dello sfruttamento della prostituzione. Kovic, presentando il progetto, ha evidenziato l’intera filiera che caratterizza il fenomeno. Gli itinerari, i percorsi, i rituali, il reclutamento e la dimensione nazionale e internazionale.
“Per tratta di esseri umani – ha proseguito Kosic – si intende il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’ospitare o accogliere altre persone tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra a scopo di sfruttamento. Pilastro fondamentale dell’azione di contrasto alla tratta è il numero verde anti tratta 800.290.290 istituito dal Dipartimento per le pari opportunità nell’ambito degli interventi in favore delle vittime di tratta e volto a favorire l’emersione del fenomeno e a supportare le vittime, offrendo informazioni sulle possibilità di aiuto e assistenza e mettendole in contatto con i progetti anti tratta territoriali. Le vittime di tratta possono poi chiedere la protezione internazionale e possono trovare l’accoglienza all’interno della rete Sai o nel canale anti tratta”.
Silvia Somigli
“Quello che dobbiamo analizzare quando parliamo di tratta – ha sottolineato Conti – è l’abuso della persona che viene compiuto, sfruttandola sessualmente e anche lavorativamente. Oppure tutti i minori destinati all’accattonaggio o per commettere tutta una serie di furti e che spesso fanno parte di organizzazioni criminali. Nel territorio di Viterbo fortunatamente non abbiamo gravi episodi di tratta. I casi di cui io mi sono occupata sono casi relativi allo sfruttamento sessuale di una persona e quindi a dei comportamenti di prostituzione soprattutto minorile. Ragazze minorenni portate addirittura da parenti nel territorio di Viterbo e destinate alla prostituzione”.
“La tratta – ha continuato Bruno – è un fenomeno che ha una grande difficoltà ad emergere anche per il coinvolgimento di organizzazioni criminali alle spalle. Un sommerso molto importante ed è fondamentale di guardare le cose da un punto di vista diverso per permettere a queste situazioni di venire in evidenza”.
Valentina Bruno
“Il fenomeno della tratta – ha esordito Somigli – si sconfigge mettendo insieme una rete e facendo sinergia tra le istituzioni, a partire dal territorio. Una rete che deve muovere dal rispetto della diversità e delle fragilità. La Uil è presente e ce la metteremo tutta per favorire momenti istituzionali di fondamentale importanza come questo”.
Elena Bocci
Ad affrontare il tema della mostra e a presentare gli estratti dello spettacolo Medea per strada, Elena Bocci. “La mostra racconta storie di vita reali, persone che hanno raccontato per trasmettere la loro resilienza dall’interno del fenomeno. E se non c’è mercato, e vorrei invitare a riflettere su questo concetto, non c’è tratta”.
Renzo Salvatori e Stefano Menghini
Ad intervenire, infine, anche Vaccaro, Catarcioli, Savatori e Menghini.
“Le Acli – hanno detto Catarcioli e Menghini – sono innanzitutto un’associazione di promozione sociale ed è in questa veste che siamo presenti. Per poter essere di supporto alle istituzioni e in modo particolare ai giovani e alla scuola”.
Emanuele Vaccaro
“La polizia di stato – ha spiegato Vaccaro – segue questo fenomeno fin dall’inizio, avviando le indagini. Ed è importante che le vittime si fidino per fare in modo che le loro storie vengano conosciute dalle istituzioni.
Pierluigi Catarcioli
Infine Catarcioli. “La cosa importante è che da questo incontro rimaniate sensibilizzati. Perché non sempre si riesce ad andare a fondo del fenomeno se non c’è la piena collaborazione della società civile”.
Daniele Camilli











