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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Fino a pochi decenni fa le campane non suonavano solo per chiamare i fedeli alle funzioni religiose ma scandivano il ritmo della vita. Il suono dell’Ave Maria annunciava il nuovo mattino, a mezzogiorno invitava alla pausa del pranzo e alla sera accompagnava lo scendere della notte.
Lo scampanio festoso annunciava le feste, come il lento rintocco diffondeva la notizia della morte di un menbro della comunità. Le campane chiamavano a raccolta di fronte a pericoli incombenti e venivano suonate a distesa per fugare i temporali particolarmente insidiosi quando le messi erano pronte per il raccolto.
Il venerdì e il sabato santo però le campane tacevano e le corde con cui di solito si suonavano venivano annodate per impedire che, anche inconsapevolmente, qualcuno potesse tirarle.
E così i giorni delle “campane legate” apparivano come giorni senza riferimenti temporali, quasi un “tempo sospeso” immerso in un silenzio in cui l’animo cercava di sondare un mistero troppo grande e anelava al ritorno dello scampanio festoso della Pasqua che alimentava la speranza che la vita poteva riprendere di nuovo il suo corso alimentata da una nuova linfa.
Don Mario Brizi
Parroco
