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Viterbo – (sil.co.) – L’accusa aveva chiesto che venisse condannato a due anni e due mesi di reclusione per maltrattamenti alla moglie e che venisse invece assolto dalla stessa accusa ai danni della figlia.
Il collegio, dopo avere sentito la discussione fiume della difesa, lo ha assolto con formula piena da entrambe le imputazioni “perché il fatto non sussiste”.
Si è chiuso così ieri il processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo a un uomo di origine nordafricana, residente all’epoca dei fatti in un centro della provincia con la famiglia, accusato di avere maltrattato la ex moglie anche di fronte alla figlia, nata con un lieve ritardo.
Era il 2020 quando la parte offesa ha chiesto aiuto all’associazione Battiti e lo ha denunciato, facendo scattare il divieto di avvicinamento, seguito dal giudizio immediato per via della misura cautelare cui l’ex marito è stato sottoposto.
La donna si è poi costituita parte civile al processo e lo stesso ha fatto l’associazione antiviolenza.
– Picchiata davanti alla figlioletta, parti civili la vittima e l’associazione antiviolenza Battiti
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
