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L’idea di Vittorio Sgarbi, un museo delle macchine di santa Rosa al parco termale

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Viterbo – “Un grande museo delle macchine di santa Rosa al parco termale”. Vittorio Sgarbi mette insieme spiritualità e benessere.

Presente per due volte consecutive in consiglio comunale, ieri ha lanciato la sua idea, sulla scia di un’interrogazione da parte di Marco Bruzziches (gruppo misto).


Viterbo - Consiglio comunale - Vittorio Sgarbi

Viterbo – Consiglio comunale – Vittorio Sgarbi


Ogni anno il comune spende 48mila euro d’affitto per i capannoni che ospitano le vecchie macchine. Sarebbe meglio acquistarne uno e metterle lì, è il suggerimento d Bruzziches. La sindaca Frontini è d’accordo, ma l’assessore alla Bellezza Sgarbi ha qualcosa di meglio.

Magari ispirato dopo la visita al parco Tuscia Terme, inaugurato domenica. “Un vincolo della sovrintendenza – ricorda Sgarbi – non ha consentito di realizzare il luogo d’accoglienza precedentemente previsto.

Invece, si potrebbe pensare a un grande museo dove montare all’interno le macchine esistenti, mi dicono che siano tre o quattro. La struttura sarebbe in legno e la sovrintendenza non potrebbe eccepire nulla.

Un’operazione importante, sia per il riconoscimento Unesco, sia in prospettiva della candidatura di Viterbo a capitale europea della cultura. Per il 2033, la presenza di un museo sarebbe importante, un’esperienza unica, una prospettiva importante”.

Tutto molto bello, ma Luisa Ciambella (Per il bene comune) frena gli entusiasmi: con quali soldi? Lo stesso Sgarbi, la scorsa seduta aveva sottolineato come lui sia un assessore senza portafoglio e senza identità.

“L’ho detto rispondendo all’interrogazione della consigliera Lina Delle Monache – continua Sgarbi – ma io immagino un portafoglio privato, come per palazzo Doebbing a Sutri, dove sono state realizzate diverse mostre.

Chi gestisce l’area termale e gli allevatori di alpaca possono avere convenienza da un simile museo in zona. Un luogo dove vivere un’attrazione non solo il tre settembre, ma tutto l’anno”. Al momento da sognare.

Giuseppe Ferlicca


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