Mafia viterbese – Nella foto Shklezen Patozi
Viterbo – Fuori dal carcere uno dei sodali del “cerchio magico” dei boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, ma dovrà scontare ancora due anni di sorveglianza speciale durante i quali sarà guardato a vista per evitare che torni a delinquere.
Si tratta di Shklezen Patozi, detto Zen, 39 anni, operaio, nato in Albania e residente a Viterbo, fratello di Spartak, entrambi tra gli uomini di fiducia dei capi dell’organizzazione criminale italo-albanese sgominata con il blitz del 25 gennaio 2019, con cui i carabinieri hanno messo il sigillo sull’inchiesta della Dda di Roma sfociata in tredici misure di custodia cautelare quando è scattata l’operazione Erostrato.
Considerato socialmente pericoloso, assieme al fratello, è stato raggiunto lo scorso mese di gennaio dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, notificata dagli agenti della divisione anticrimine della questura, che sarebbe diventata “operativa” non appena uscito dal carcere del settentrione dove era recluso e dove ha finito ora di scontare la sua pena.
Il 39enne, in pratica, per i prossimi due anni, fino a marzo 2026, non potrà rincasare dopo le 21, né uscire dall’abitazione prima delle 7. Non potrà inoltre partecipare a riunioni pubbliche senza il permesso dell’autorità giudiziaria, né frequentare pregiudicati e persone sottoposte a misure di prevenzione e sicurezza. L’inosservanza delle prescrizioni e degli obblighi della sorveglianza speciale è punita con l’arresto da tre mesi ad un anno.
Viterbo – La polizia in centro
In carcere anche lui dal 25 gennaio 2019, Shklezen Patozi è stato condannato in via definitiva a 6 anni e 4 mesi di reclusione, con l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso, confermata fino al terzo e ultimo grado di giudizio a lui e altri sette imputati. Dietro le sbarre è rimasto per cinque anni.
Il 39enne era accusato di aver “fornito un rilevante contributo negli atti estorsivi ai danni di Piero Camilli e nel danneggiamento e negli incendi ai danni di Roberto Grazini”.
Il boss Giuseppe Trovato, la notte tra il 7 e l’8 gennaio 2018, sarebbe andato con Gabriele Laezza e Shkelzen Patozi a dare fuoco ai camion della ditta di traslochi di Grazini. Peraltro rimanendo ustionato e non riuscendo a portare a termine il “lavoro”.
Shklezen Patozi inoltre, secondo l’accusa, avrebbe partecipato, nel 2018, a un sopralluogo “preparatorio” a un attentato contro il figlio di Camilli, residente a Viterbo, dopo che il padre aveva liquidato il boss Trovato che era andato a fargli “visita” in azienda. “Gli voleva mettere le teste di animali davanti alla casa per farlo impaurire. Voleva bruciare anche la macchina, voleva fare questo, voleva fare quell’altro”, disse del boss il pentito Sokol Dervishi.
“In particolare i due si legge nella nota della questura relativa alla misura della sorveglianza speciale per i fratelli Patozi – avevano coadiuvato i vertici dell’organizzazione criminale compiendo azioni intimidatorie e violente, compiute anche con l’utilizzo delle armi, per costringere i gestori di attività commerciali concorrenziali a cessare l’attività o a venire a patti con l’associazione criminosa”.
E ancora: “In diversi casi si erano addirittura messi a disposizione per portare a termine spedizioni punitive a scopo intimidatorio”.
Silvana Cortignani
Le nove condanne definitive
– Giuseppe Trovato: 12 anni e 9 mesi di reclusione
– Ismail Rebeshi: 10 anni e 11 mesi
– Spartak Patozi: 8 anni e 8 mesi
– Gabriele Laezza: 7 anni
– Shkelzen Patozi: 6 anni e 4 mesi
– Fouzia Oufir: 5 anni
– Gazmir Gurguri: 4 anni e 8 mesi
– Sokol Dervishi: 4 anni e 6 mesi
– Luigi Forieri: 3 anni e 6 mesi (caduta l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso)

