Viterbo – “Non è vero che la sindaca Chiara Frontini mi ha chiesto scusa dopo la cena del 26 settembre per le frasi dette da Fabio Cavini. E non voglio dire altro, perché ci sono sviluppi importanti che non intendo rivelare”. A parlare è il consigliere comunale Marco Bruzziches che ha presentato “querela nei confronti della sindaca e di suo marito”, abbandonando “la maggioranza senza rimorso alcuno”.
“Dopo quella cena – ha poi aggiunto Bruzziches – mia moglie deve ricorrere a delle cure mediche”.
“Se io voglio fare male, capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole e poi vado a colpire quella persona”. “Purtroppo io sono la sua anima nera ed è per questo che sono molto odiato, perché a volte devo fare delle cose anche molto brutte”. Sono solo due delle frasi che, secondo quanto affermato da Marco Bruzziches e dalla moglie Anna Maria Formini in un loro intervento, sarebbero state dette dal marito della sindaca Fabio Cavini durante una cena nella casa del consigliere. Cena a cui ha preso parte la sindaca. Affermazioni che sarebbero state rivolte da Cavini a Bruzziches stesso che un paio di mesi fa è passato dalla maggioranza all’opposizione anche per i “fatti gravi”, subiti da lui e dalla sua famiglia.
La sindaca ha a sua volta replicato con un comunicato stampa: “Chi – ha detto Frontini – in una cena, in un ambiente amicale non si lascia andare a iperboli, battute?”.
Il consigliere comunale Marco Bruzziches
È vero che la sindaca Chiara Frontini le ha chiesto scusa dopo la cena del 26 settembre come sostiene l’assessore Emanuele Aronne in un articolo apparso sul Messaggero?
“No, non è vero. La sindaca non mi ha chiesto scusa per le frasi dette da Fabio Cavini. Sono notizie che loro diffondono. E non so, con queste notizie, dove vogliano arrivare”.
Ci sono stati sviluppi dopo il suo comunicato?
“Non voglio dire altro, perché ci sono sviluppi importanti che non intendo rivelare”.
La registrazione dell’incontro con Frontini e il marito Fabio Cavini contiene altro rispetto a quello che lei ha reso noto?
“Le potrei rispondere: quale registrazione?”.
Perché c’è più di una registrazione?
“Ho risposto: quale registrazione? Potrebbero essere una, cento, trecento. Questi apparecchi così sofisticati che mi sono stati attribuiti non è detto che li possa avere soltanto io, ma tutti. Non è che bisogna comprare qualcosa di evoluto. Basta un cellulare”.
C’è chi sostiene che lei, quella sera, possa aver provocato Cavini a fare certe affermazioni. Oppure, come sostiene l’assessora Patrizia Notaristefano, gli abbia teso una trappola. Cosa risponde?
“Quella sera ho cercato soltanto di parlare dell’argomento che era di mia competenza, vale a dire il patrimonio comunale. Ossia recuperare le morosità per far sì che i cittadini pagassero meno tasse. E la cosa poteva essere un contributo. Poi se la cosa ha infastidito Frontini e Cavini, questo dipende dalla loro sensibilità”.
Le frasi che avrebbe detto Cavini a chi sarebbero state rivolte?
“È rivolta al mio stato di famiglia. Credo che la cosa sia abbastanza evidente. E lo stato di famiglia è chiaro. Se uno va in comune a chiederlo escono fuori le persone che ne fanno parte”.
Chiara Frontini e Fabio Cavini
La consigliera Maria Rita De Alexandris si domanda come mai non è andato subito in procura a sporgere denuncia.
“Beati loro che sono così sicuri. Ognuno deve fare le cose quando si sente di farle. È facile dare giudizi seduti comodamente dietro una scrivania o standosene seduti a casa sul divano”.
Durante la cena del 26 settembre, come lei ha detto, stavate parlando del recupero delle morosità legate al patrimonio comunale. In che termini?
“In quella cena, tra le altre cose di cui abbiamo parlato, abbiamo affrontato il tema delle azioni da mettere in campo per recuperare le tante morosità che il comune ha accumulato. Affitti dei negozi commerciali e occupazioni senza titolo apparente, senza nessun documento che li autorizza”.
A quanto ammontano le morosità?
“I dati risalgono agli ultimi 4-5 anni. Dopodiché non è che io avessi libero accesso a queste informazioni. Tuttavia, da quelle che mi sono state date risultava che le morosità aumentavano ogni anno. Si partiva dai 60 mila euro nel 2018 per salire ai 130 mila euro degli ultimissimi anni. Per quanto riguarda l’ultimo anno non mi hanno dato più niente. Un muro di gomma. Non c’era interesse. Era un argomento che si sarebbe trattato dopo, con calma. Quando si sarebbe dato l’appalto a una società che avrebbe dovuto fare un censimento. Durante una riunione con la sindaca manifestai il mio disappunto dicendo: ‘possibile che dobbiamo aspettare che questa società faccia un censimento di tutte le proprietà prima di agire?’”.
Agire in che modo?
“Mandare richieste di pagamento oppure fare azioni legali. Io mi sono messo nei panni del buon padre di famiglia e mi sono detto: se ho un inquilino che non mi paga da anni, mi attivo. Senza fare prima il censimento di tutto il mio patrimonio. Anche perché, ogni mese che passa, le morosità aumentano. E aumentano a danno dei cittadini. Non solo, ma dopo 5 anni anni, scatta la prescrizione di quanto dovuto. E a quel punto, la responsabilità di chi è? Come delegato al patrimonio ho cercato di portare questa cosa all’attenzione del sindaco e della giunta. Perché mi sembrava di capire che tra le funzioni di un delegato a un determinato settore ci fosse anche quella di capire se quel settore avesse delle problematiche. Mi sembrava una cosa naturale”.
E questi sarebbero stati gli argomenti discussi a cena con Frontini e Cavini?
“Sì, sono stati anche questi. Poi a cena abbiamo discusso di tante altre cose. Dopodiché, a un certo punto, la discussione si è interrotta. Quando ho sentito quelle frasi è stata una botta. Non è che tutti i giorni mi sento dire quelle cose”.
E la sua reazione qual è stata?
“Le potrei descrivere quella di mia moglie, che mi è rimasta molto impressa”.
Che reazione ha avuto?
“Mia moglie, dopo quella cena, deve ricorrere a delle cure mediche. Deve cercare di superare quanto è successo. Ho 63 anni e di cene ne ho fatte tante. E non mi è mai capitata una cosa del genere. Una cena alla quale l’invitata s’invita. Sembra quasi un gioco di parole ma non lo è…”
Che significa?
“Significa, come ho spiegato nel comunicato, che la segretaria della sindaca mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Sai Marco, Chiara vorrebbe tanto stare a cena con te in un tuo posto del cuore, purché ci sia la prof.’. Io in buona fede ho detto sì, facciamola a casa nostra. Dov’è la premeditazione di cui alcuni parlano? Sta forse nell’aver risposto in buona fede? Di mettere a disposizione la nostra casa, un posto che per chiunque è sacro? Il posto del cuore. E invitarli a casa è stata una risposta immediata. Tutto pensavo fuorché dovesse essere una cena alla toscana. Come ha sostenuto il consigliere Moricoli”.
La sindaca, nel suo comunicato, ha parlato di “iperboli” e “battute”.
“La sindaca parla di tante cose. Ha detto anche che io sono dispercettivo. Ognuno di noi è libero di esprimersi, purché rispetti delle regole”.
Il consigliere Moricoli ha detto che “Fabio Cavini è toscano e i toscani sono persone che hanno un intercalare piuttosto colorito. E spesso dicono cose sopra le righe”. Lei cosa ne pensa di questa dichiarazione?
“A 63 anni, quando una persona scherza o fa delle battute, sono il primo che lo apprezza. Ma quando non è uno scherzo, alla mia età, lo percepisco. Non sono così dispercettivo come la sindaca ha detto”.
Daniele Camilli
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

