Tuscania – (sil.co.) – Mega impianto fotovoltaico in località Pian di Vico, bocciato dal Tar del Lazio il ricorso per l’annullamento della determinazione con cui la regione Lazio, il 29 marzo 2019, ha autorizzato il progetto dell’impianto a terra della potenza di circa 150 Mwp connesso alla Rtn su un’area di 250 ettari a Tuscania.
Roma – Tar del Lazio
Si tratta di un impianto agrivoltaico collocato su terreni privati, secondo la società proponente “invisibili da punti di visuale pubblica, fuori da zone vincolate, d’interesse turistico o a rischio archeologico”, che prevede integrazione con attività agricole silvo-pastorali, in particolare il pascolo di ovini, grazie ad accordi presi con pastori locali (“la destinazione agricola del terreno non viene modificata”). Infine, sempre secondo la società, la realizzazione dell’impianto “coinvolge mano d’opera locale” e i finanziatori privati (nessun finanziamento pubblico è stato erogato) aderiscono ai criteri etici Esg “con ricaduta economica positiva sui territori interessati”.
I ricorrenti, sostenendo la loro legittimazione attiva in ragione del criterio della “vicinitas”, hanno contestato la illegittimità della determinazione dirigenziale regionale con la quale è stato rilasciato alla società Dcs srl il provvedimento autorizzatorio unico regionale Paur.
Tra i motivi, l’esistenza di vari vincoli – archeologico, boschivo, idrogeologico, di protezione dell’attività venatoria, di tutela della flora, della rete ecologica regionale – come rappresentato da una nota del ministero per i beni e le attività culturali del 4 febbraio 2019.
La Regione Lazio ha dedotto, a sua volta: difetto di legittimazione attiva, non essendo stato allegato e dimostrato alcun pregiudizio per la loro sfera giuridico-patrimoniale; inammissibilità del ricorso per omessa notifica alla controinteressata società Dcs srl; infondatezza nel merito, non sussistendo vincoli che escludano la realizzazione dell’impianto, e avendo acquisito nell’iter procedimentale della conferenza di servizi relativa alla Via tutti i pareri e assensi degli enti interessati, salvo il solo parere non favorevole della Soprintendenza, che ha proposto opposizione.
All’udienza di smaltimento del 13 ottobre 2023 il ricorso è stato riservato per la decisione, quindi dichiarato inammissibile sotto duplice profilo, oltre che infondato.
“Nel merito – si legge, tra l’altro, nella sentenza del Tar del Lazio, pubblicata il 4 marzo 2024 – deve rilevarsi che la deliberazione del consiglio dei ministri in data 11 giugno 2020, recante accoglimento dell’opposizione ministeriale avverso la determinazione regionale del 29 marzo 2019 – ossia il provvedimento gravato dai ricorrenti – impugnata dalla società Dcs srl è stata annullata con sentenza della sezione I del Tar Lazio del 28 maggio 2021, confermata con diversa motivazione dalla sentenza della sezione IV del consiglio di stato del 28 marzo 2022”.
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