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“Nel 2007 furono evacuate oltre 20 mila persone per un raggio di circa 2 chilometri e sospesi acqua, gas e luce”

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Viterbo – “Nel 2007, per una bomba molto simile, venne evacuata più della metà della popolazione di Viterbo in un raggio di circa due chilometri”. In sintesi, oltre 20 mila persone. Francesco Tarricone è stato viceprefetto vicario di Viterbo dal 2006 al 2015. Fu lui ad occuparsi del coordinamento delle operazioni quando nella primavera del 2007, nel quartiere Santa Lucia, venne ritrovato un ordigno della seconda guerra mondiale molto simile a quello rivenuto in via De Gasperi la settimana scorsa. Dal 2022 Tarricone è commissario ad Anzio, comune sciolto per mafia.

“Durante l’evacuazione del 2007 – ricorda Tarricone – vennero sospesi anche luce, gas e acqua. E vennero portare via pure le automobili”.


Francesco Tarricone

Francesco Tarricone


Come venne gestito il ritrovamento della bomba nel quartiere Santa Lucia nel 2007?
“La bomba di allora era molto simile a quella ritrovata adesso. All’epoca fu un’esperienza molto importante con una fase istruttoria molto lunga. Noi facemmo immediatamente una sala operativa che aveva sede in questura, in particolar modo per l’ampiezza dei locali e perché si trovava fuori dalla zona rossa. Il centro di coordinamento soccorsi si deve trovare infatti all’esterno dell’area di evacuazione. E spesso non è semplice trovarne uno. Uno abbastanza ampio per poter operare in tutta tranquillità. Dopodiché la suddivisione delle funzioni puntava ad arrivare ad un piano operativo di emergenza condiviso da tutti gli enti che partecipano, a partire dal comune e dall’Esercito. Esercito che detta tempi e modi di tutta quanta l’operazione”.

Nello specifico i militari che fanno?
“I militari mettono, innanzitutto, in sicurezza l’area, delimitandola. Dopodiché coordinano il tutto, dettando tempi e condizioni. Un’altra cosa che potrebbero fare sono le misure di mitigazione del rischio. Vale a dire costruire una vera e propria barriera attorno all’ordigno a supporto della fase di despolettamento, quella più critica e delicata. La barriera attorno alla bomba serve a ridurre il raggio di azione dell’ordigno e di conseguenza l’ampiezza della zona rossa e della parte di città da evacuare. 

Quanto era grande la zona rossa e quanta gente venne evacuata a Viterbo nel 2007?
“All’epoca la zona rossa si estendeva per un chilometro e mezzo e fu evacuata più della metà della popolazione viterbese. In sintesi, oltre 20 mila persone. Proprio per questo sarebbe importante avere nel piano di protezione civile e nel piano comunale uno scenario di rischio legato al ritrovamento di ordigni della seconda guerra mondiale. Viterbo, fra l’altro, ha subito numerosi bombardamenti aerei. Il giorno di disinnesco della bomba nel 2007 fu poi di domenica, questo perché le scuole e molte attività economiche sono già chiuse. Inoltre, la mobilità, ossia il traffico, altro elemento molto critico, è ridotto”.


Viterbo - La bomba in via Alcide De Gasperi

Viterbo – La bomba in via Alcide De Gasperi


Quanto durò l’operazione di bonifica?
“È un’operazione molto complessa. Bene che va, richiede una mesata di preparazione. Poi, l’operazione in quanto tale prende in genere mezza giornata, a partire dall’evacuazione che inizia la mattina presto. Il despolettamento, direttamente sul posto, dura un paio d’ore. Va inoltre considerato il trasporto dell’ordigno nel luogo di brillamento. Nel momento in cui il convoglio militare si muove in direzione della località dove la bomba verrà fatta brillare la popolazione può rientrare nelle proprie case”. 

Nel 2007 quanto tempo passò tra il ritrovamento della bomba e la bonifica definitiva dell’ordigno?
“Tra ritrovamento e brillamento passò circa un mese e mezzo. Le cose da fare sono tantissime. Ad esempio vanno evacuate anche le strutture sanitarie che si trovano nella zona rossa, considerando il trasporto degli ammalati in altre strutture mediche. Bisogna poi tenere conto delle fragilità sociali. C’è inoltre tutta la fase di accoglienza e ricovero delle persone, che deve riguardare tutta quanta la popolazione coinvolta nell’evacuazione. All’epoca, in tutto questo, siamo stati affiancati dall’ingegner Francesco Geri che tuttora lavora nella protezione civile nazionale. Una persona che mi piace ricordare per la bravura e la professionalità”.

Come avviene l’evacuazione?
“Si vanno prima a studiare i quartieri che devono essere evacuati e le caratteristiche della popolazione che risiede in quel quartiere. Una volta stabilito il numero delle persone che devono essere evacuate, si passa a stabilire le aree di accoglienza dove si devono far trovare. Da queste aree la gente viene trasportata, di solito con i mezzi dell’azienda di trasporti comunale, nelle strutture di accoglienza che possono essere scuole, caserme ed altro. Anche queste strutture vanno definite prima. Un ruolo importante lo gioca anche la comunicazione che deve essere data a tutto spiano, prima, durante e dopo. Va predisposta infine la cosiddetta verifica post evacuazione da parte delle forze dell’ordine per vedere che nella zona rossa non ci siano più persone. L’evacuazione inizia poi la mattina, attorno alle 6-6 e mezza, con il suono della sirena. Sempre con lo stesso metodo si dà il segnale della fine delle operazioni e del rientro nelle proprie abitazioni. Per l’evacuazione vengono dati anche dei tempi tecnici. Se, ad esempio, la sirena suona alle 6 di mattina, entro le 8 tutti dovranno aver evacuato la zona. E a quel punto nessuno potrà più entrare”.

Non c’è però il rischio che, con le case vuote, qualcuno possa intrufolarsi al loro interno e rubare?
“Una delle misure più critiche da prevedere è infatti quella dell’antisciacallaggio. Per dare più fiducia alle persone che devono essere evacuate. Misure che prevedono una vigilanza costante del territorio da parte delle forze dell’ordine. Per la sorveglianza del territorio potrebbero poi essere utilizzati anche dei droni. Durante l’evacuazione e in tutta la fase successiva”.

E se qualcuno non volesse lasciare la propria abitazione nonostante l’ordine di evacuazione? 
“Ci sono persone che si distaccano difficilmente dalla propria abitazione. Ma siccome c’è un’ordinanza di evacuazione, chi non se ne vuole andare rischia in proprio. C’è anche un articolo del codice penale. L’articolo 650, ossia l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. In sintesi, si rischia di essere denunciati”. 

E se il giorno scelto per l’evacuazione piove?
“La scelta della giornata è infatti condizionata dal bollettino meteo per non avere condizioni atmosferiche avverse perché questo sarebbe un problema in più. Non solo, ma potrebbe essere la premessa del fallimento dell’operazione”.

I servizi pubblici, ad esempio luce, acqua e gas, saranno attivi durante l’evacuazione?
“Tra i vari soggetti che siedono al tavolo della prefettura devono esserci anche i gestori dei servizi pubblici: gas, luce ed acqua. Perché questi servizi verranno sospesi nella zona rossa durante tutta la fase di evacuazione e bonifica”.


Viterbo - La bomba ritrovata nel 2007

Viterbo – La bomba ritrovata nel 2007


Le strutture di accoglienza come vengono scelte?
“Le strutture si trovano tutte fuori dalla zona rossa e sono aperte a tutti. Non solo, ma vengono selezionate anche in base alle persone. Ad esempio si fa una suddivisione in aree e si dice: il quartiere X va in quest’area, il quartiere Y in quest’altra. Nelle strutture di accoglienza, infine, sarà possibile anche pranzare e trovare tutto ciò che è necessario alla permanenza. E in questo i militari, e il volontariato, aiutano molto”.

Se l’operazione di bonifica non dovesse andare a buon fine per qualche problema tecnico, che succede? Si ricomincia tutto da capo?
“Se l’operazione fallisce, va ripetuta in un’altra data a distanza di tempo. Anche se, e va sottolineato, i militari che se ne occupano sono molto bravi e di grandissima esperienza”.

Nel 2007 dove venne fatta brillare la bomba?
“La bomba venne fatta brillare al poligono di Monte Romano”.

Le operazioni legate all’evacuazione e alla bonifica riguardano anche la mobilità?
“Certamente. Innanzitutto, dalla zona rossa, non vanno via soltanto le persone ma anche le automobili. Perché possono essere fonte di eventuali problemi. Dopodiché il percorso fino alla zona dove la bomba verrà fatta brillare dovrà essere circoscritto. E sicuramente ci sarà una scorta che accompagnerà l’ordigno con tanto di blocchi stradali da parte delle forze dell’ordine”.

Quali furono le principali difficoltà nel 2007?
“Le difficoltà sono tutte insite nella fase preparatoria, non in quella attuativa. Perché le criticità sono tante e complesse e richiedono tempo e capacità di risoluzione. Per questo la comunicazione alla popolazione è fondamentale”. 

Che consigli si sente di dare a chi sta preparando l’evacuazione?
“In campo ci sono ottime professionalità e sono sicuro che faranno il meglio, senza bisogno di consigli. Se non quello di farsi affiancare da persone esperte che hanno già vissuto quest’esperienza”.

Daniele Camilli


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