Il vescovo Orazio Francesco Piazza
Viterbo – “Dobbiamo portare nella nostra vita la linfa vitale del cuore di Santa Rosa”.
È l’appello del vescovo Orazio Francesco Piazza. Ai cittadini di Viterbo, ma soprattutto alle istituzioni. Ieri sera, durante la solenne pontificale per il Dies Natalis di Santa Rosa. Nella chiesa del santuario della patrona della città. Nel giorno della morte, 6 marzo, e della sua scesa in cielo.
“Un mondo che va a rotoli – ha detto il vescovo -, e con esso le relazioni umane. I rapporti tra le persone, caratterizzati sempre più dall’aggressività. Un mondo che ha messo ai margini i più fragili, la qualità della vita. Un mondo che si è dimenticato dell’umanità. Il pilastro alla base di tutto”.
Festa Dies Natalis Santa Rosa
L’esempio diventa allora Santa Rosa. A partire dalla “condizione dell’esilio – ha sottolineato Piazza – e del suo ritorno a casa”. Esilio e casa, una metafora. L’esilio, ossia tutto ciò che è alieno ed estraneo alla condizione umana e che finisce col dominarla e asservirla. Ciò che caratterizza il quotidiano. La casa è invece il ritrovarsi, uscendo da una situazione di disumanità sempre più tangibile. In armonia con i sentimenti di solidarietà e di comprensione, prerogativa dell’essere umano.
Ad ascoltare il vescovo, la sindaca Chiara Frontini, il presidente della provincia Alessandro Romoli, il prefetto Gennaro Capo, il questore Fausto Vinci, il rettore dell’Unitus Stefano Ubertini, il comandante provinciale della guardia di Finanza Carlo Pasquali e il capitano dei carabinieri Felice Bucalo.
Festa Dies Natalis Santa Rosa
“Santa Rosa ha vissuto i conflitti del suo tempo – ha sottolineato Piazza – e ne ha pagato il presso, con l’esilio. Ma nonostante ciò ha sempre cercato di pacificare i cuori. Nell’armonia delle differenze. La casa dove ha sempre vissuto, e dove di nuovo è tornata dopo l’esilio. La bellezza della forte testimonianza di questa giovane donna”.
“Anche noi – ha concluso infine il vescovo – dobbiamo tornare alla bellezza vitale del nostro cuore, valorizzando i rapporti umani. La casa fatta di amicizia, rispetto, condivisione e sostegno reciproco. Perché oggi è come se vivessimo da esiliati, spinti da atteggiamenti e modelli di vita spesso disumani. Modelli e comportamenti che negano la qualità dell’umano”.
Daniele Camilli
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