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Parcheggio del Sacrario: laghetti artificiali, segnali buttati a terra e pavimentazione divelta

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Viterbo - Il parcheggio del Sacrario

Il parcheggio del Sacrario


Viterbo – Il laghetto artificiale del sacrario, dove mancano solo le trote e poi ci si può pure andare a pesca. E per i più sfiziosi divieti di sosta sbracati e abbandonati e pavimentazione divelta con pezzi di marmo sconnessi, e ciuffi d’erba qua e là.


Viterbo - Il parcheggio del Sacrario

Viterbo – Il parcheggio del Sacrario


Parcheggio del Sacrario, Viterbo. Quello del comune. A piazza Martiri d’Ungheria. Tra Valle Faul e centro storico, San Faustino e via Marconi. Quello dove si paga un euro e cinquanta centesimi l’ora, tra le 8,30 di mattina e le 8 e mezza di sera. Dopodiché cala a un euro. L’Iva è del 22%. Appena si entra, tutto bello. C’è un dossetto, una sbarretta e una telecamerina per la tarchetta dell’automobilina. Una volta dentro, poi, le attrazioni non mancano. A prova di turista. Basta un po’ buttarci gli occhi, senza farsi prendere dalla fretta di lasciare la macchina e scappar via per le faccende. Dalla cassa per pagare, col sacco di sabbia appeso a peso morto alla ringhiera alla scheletrica fermata della Francigena fino all’asfalto crepato.



“Tana”, come recita un adesivo appiccicato sul senso vietato in fondo al parcheggio. Proprio vicino a una fontanella sfondata e “affrescata” e a una panchina dove manca un pezzo.


Viterbo - Il parcheggio del Sacrario

Viterbo – Il parcheggio del Sacrario


Ma le cose più belle da vedere, prima di dedicarsi all’affaccio su palazzo dei papi, sono due o tre, a seconda dei gusti. Il primo, è un laghetto artificiale che confina con le macchine. Acque cristalline, transenne attorno per le profondità variabili, nastro a penzoloni e sacchette arancioni e grigie a mo’ di tappezzeria. Di tanto in tanto riemerge la striscia blu del posteggio. Con tanto di riflesso di quanto poc’anzi elencato. In zona non è il solo. Ma questo appena descritto ha un fascino tutto suo.


Viterbo - Il parcheggio del Sacrario

Viterbo – Il parcheggio del Sacrario


La seconda, una serie di cartelli di divieto di sosta, quasi una decina, ammucchiati là a casaccio, molti dei quali a terra. Come una famigliola di funghi che s’è afflosciata. Possibile mai? Sì, possibile certo.


Viterbo - Il parcheggio del Sacrario

Viterbo – Il parcheggio del Sacrario


La terza, la pavimentazione del marciapiede divelta e “sbrucchiata”, come un ginocchio malconcio.


Viterbo - Il parcheggio del Sacrario

Viterbo – Il parcheggio del Sacrario


A fare il resto, infine, le radici. Che si infilano sottoterra e sollevano l’asfalto. Gonfiandolo per bene.

Daniele Camilli


Fotocronaca: Il parcheggio del Sacrario


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