Trento – Riceviamo e pubblichiamo – Giovedì scorso 29 febbraio nell’auditorium del dipartimento di lettere e filosofia di Trento si è svolta la presentazione del primo numero della rivista manoscritta Digiti, realizzata da studenti, dottorandi e docenti dello stesso dipartimento.
Trento – La presentazione della prima rivista manoscritta Digiti
Sono intervenuti la direttrice della rivista Adriana Paolini, il professore di archivistica dell’ateneo Andrea Giorgi, il direttore del giornale “Il T Quotidiano” Simone Casalini e l’antropologo Antonello Ricci, in dialogo con alcuni studenti del comitato di redazione (Sergio Rolfi, Luca Novella, Vanessa Planchel, Alessandro Anesi).
Trento – Adriana Paolini, direttrice di Digiti
La direttrice Paolini ha presentato il progetto, delineandone gli obiettivi principali: riconsiderare e riappropriarsi della scrittura a mano come mezzo di comunicazione verso l’esterno, creando un gruppo di studenti per lavorare insieme, imparando nuove attività e mestieri.
Gli obiettivi sono stati ripresi durante l’intervento del professor Giorgi, il quale ha sottolineato come la scrittura a mano possa portare alla riappropriazione di tecniche perdute, di un ritmo di pensiero e di una fluidità che solo la scrittura a mano può permettere.
Il giornalista Casalini, invece, ha sottolineato come nel lavoro giornalistico sia cambiato l’utilizzo della scrittura con l’introduzione dei mezzi digitali, nonostante ancora oggi siano numerosi i processi redazionali eseguiti totalmente a mano.
Secondo il direttore, la caratteristica peculiare di Digiti è il pluralismo, che può essere ritrovato in differenti aspetti della rivista (grafie, penne utilizzate, organizzazione del foglio, differenti livelli di attenzione per la lettura) e che permette di far emergere l’individualità di chi scrive, che con la scrittura digitale tende a scomparire.
Trento – La presentazione della prima rivista manoscritta Digiti
L’antropologo Ricci ha poi definito la scrittura come una trasposizione di sequenze temporali in uno spazio: in particolare, è la stesura a mano che permette di riappropriarsi del tempo per scrivere.
Gli studenti hanno presentato la loro esperienza di autori e redattori, affrontando differenti temi.
Per Luca Novella il primo elemento riscoperto con la scrittura a mano è l’ansia di sbagliare e quindi dover ricominciare da capo l’intera stesura: “La scrittura a mano è uno stimolo creativo che ti pone dei problemi e ti spinge a cercare soluzioni”.
Secondo Vanessa Planchel, invece, il fatto di riscrivere a mano più copie di un articolo consente di ripercorrere a posteriori le differenti fasi del percorso creativo e cognitivo che ha portato alla stesura finale. Infine, per Sergio Rolfi ciò che differenzia principalmente la scrittura a mano da quella digitale è una dilatazione dello spazio e del tempo utilizzati nel processo di stesura.
Lavinia Braguglia
Irene Parietti
Elisa Rugolotto


