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Viterbo – (sil.co.) – Lo scorso 16 novembre un detenuto 24enne sfregiò con una lametta da barba un agente penitenziario del carcere di Mammagialla.
Ieri ha patteggiato una condanna a sei mesi e sette giorni di reclusione, dopo di che è stato riaccompagnato preso la casa circondariale dove è tuttora detenuto per rapina e estorsione.
Imputato di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, è stato processato davanti al giudice Ilaria Inghilleri che ha accolto la richiesta di patteggiamento del difensore, la quale ha sottolineato come il suo assistito sia a tutt’oggi incensurato, ottenendo così di poter accedere al rito alternativo che prevede lo sconto di un terzo della pena.
In aula era per l’appunto presente l’imputato, scortato dalla penitenziaria, il cui arresto fu convalidato il giorno successivo, detenuto a Mammagialla dalla scorsa estate per rapina ed estorsione.
Nel suo passato ci sarebbe anche un tentativo di introdurre nel carcere di Teramo, dove era recluso il padre, degli apparecchi elettronici. Telefonini, minicellulari e auricolari nascosti in un pallone lanciato nel campo da calcio del penitenziario ma subito scoperto dagli agenti.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
