Viterbo – È stato rimesso in libertà e assolto con formula piena il topo d’auto tunisino catturato sabato da un passante brasiliano mentre tentava di darsi alla fuga dopo avere rubato una borsa dal veicolo parcheggiato da un’italiana in via della Palazzina. Ieri l’accusa ha chiesto una condanna a tre anni e tre mesi di reclusione, ma l’imputato è stato assolto. Si tratta di un soggetto considerato pericoloso, a carico del quale è tuttora in corso un processo per tentato omicidio.
Carabinieri – Il tribunale dall’alto
È il 40enne tunisino inseguito a piedi dalla donna vittima del furto e bloccato da un brasiliano cinquantenne all’altezza del negozio di biciclette di via Garbini, finito ai domiciliari nella tarda mattinata di sabato 9 marzo.
Ieri mattina, dopo due notti agli arresti casalinghi, l’imputato è comparso davanti al giudice Ilaria Inghilleri, che non ha convalidato l’arresto per rapina impropria, riqualificando il reato in furto aggravato e procedendo con il processo per direttissima, celebrato col rito abbreviato chiesto dai difensori Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi. L’accusa, per la cronaca, aveva chiesto la convalida dell’arresto e la misura di custodia cautelare in carcere.
Vittima del furto, come detto, una donna che, quando si è accorta del malvivente che scappava con la sua borsa scippata dalla vettura, lo ha inseguito lungo via della Palazzina, proseguendo per via Marini e via Polidori gridando “al ladro, al ladro” per richiamare l’attenzione dei passanti, tra i quali il cinquantenne brasiliano che si trovava in lavanderia e che sentendo le grida della donna è accorso in suo aiuto.
Il tunisino, che ha provato a disfarsi del malloppo durante l’inseguimento, è stato infine bloccato dal brasiliano nei pressi del negozio di biciclette, dove tra i due c’è stata una colluttazione, nel corso della quale l’imputato avrebbe perso due denti, in seguito a un pugno in faccia, secondo quanto riferito dallo stesso ai carabinieri prontamente intervenuti. Non ha però voluto farsi portare al pronto soccorso dai sanitari del 118, cui si sarebbe limitato a confermare l’avulsione dei due denti dell’arcata superiore.
Il processo è stato celebrato nella tarda mattinata di ieri con l’abbreviato secco, dopo il no alla richiesta dei difensori Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi di rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica. Secondo i legali l’uomo, che sarebbe un habitué del carcere di Mammagialla, soffrirebbe di cleptomania. Intanto, pur essendo in libertà, avrebbe una ventina di procedimenti analoghi pendenti davanti al tribunale di Viterbo.
L’accusa ha chiesto che il 40enne venisse condannato a tre anni e tre mesi di reclusione. Sentita la difesa, il tunisino è stato assolto dall’accusa di furto con la formula “perché il fatto non sussiste”.
A carico suo, e di altri imputati, è in corso anche un processo per tentato omicidio ai danni di un detenuto di Mammagialla, rimasto gravemente ferito alla testa a colpi di sgabello. Uno degli episodi più cruenti avvenuti presso la casa circondariale di Viterbo negli ultimi anni.
Silvana Cortignani
– Tenta di rubare da un’auto in sosta in via della Palazzina, fermato
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
