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Topo d’auto di via della Palazzina, la procura che aveva chiesto 3 anni ricorre contro l’assoluzione

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Carabinieri

Carabinieri

Paola Conti

La pm Paola Conti

Gli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi

Gli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi

Viterbo – La procura fa ricorso in appello contro l’assoluzione del topo d’auto di via della Palazzina. 

Si tratta del quarantenne tunisino catturato dai carabinieri pochi giorni fa, sabato 9 marzo, grazie all’intervento di un privato cittadino mentre si dava alla fuga con la borsa rubata da un’auto in sosta in via della Palazzina e assolto due giorni dopo con formula piena nonostante l’accusa avesse chiesto  una condanna a 3 anni e tre mesi di carcere. 

Ebbene, contro quell’assoluzione ha deciso di fare appello la procura nella persona del pubblico ministero Paola Conti, convinta che ci siano gli estremi per la condanna. 

Si tratta del quarantenne tunisino rimesso in libertà e assolto con formula piena l’11 marzo, arrestato il sabato precedente grazie a un passante brasiliano che lo ha raggiunto e bloccato mentre tentava di darsi alla fuga dopo avere rubato una borsa dall’auto parcheggiata da un’italiana in via della Palazzina. Un soggetto considerato pericoloso, a carico del quale è tuttora in corso un processo per tentato omicidio.

L’imputato fu inseguito a piedi dalla donna vittima del furto e bloccato alcune di centinaia di metri più avanti da un brasiliano cinquantenne all’altezza del negozio di biciclette di via Garbini. 

Dopo avere trascorso il weekend agli arresti domiciliari, il quarantenne è comparso il lunedì successivo davanti al giudice Ilaria Inghilleri, che non ha convalidato l’arresto per rapina impropria, riqualificando il reato in furto aggravato e procedendo con il processo per direttissima, celebrato col rito abbreviato chiesto dai difensori Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi. L’accusa aveva chiesto la convalida dell’arresto per rapina impropria e la misura di custodia cautelare in carcere. 

Vittima del furto, come detto, una donna che, quando si è accorta del malvivente che scappava con la sua borsa scippata dalla vettura, lo ha inseguito lungo via della Palazzina, proseguendo per via Marini e via Polidori gridando “al ladro, al ladro” per richiamare l’attenzione dei passanti, tra i quali il cinquantenne brasiliano che si trovava in lavanderia e che sentendo le grida della donna è accorso in suo aiuto. 

Il tunisino, che ha provato a disfarsi del malloppo durante l’inseguimento, è stato infine bloccato dal brasiliano nei pressi del negozio di biciclette, dove tra i due c’è stata una colluttazione, nel corso della quale l’imputato avrebbe perso due denti, in seguito a un pugno in faccia, secondo quanto riferito dallo stesso ai carabinieri prontamente intervenuti. Non ha però voluto farsi portare al pronto soccorso dai sanitari del 118, cui si sarebbe limitato a confermare l’avulsione dei due denti dell’arcata superiore. 

Il processo è stato celebrato con l’abbreviato secco, dopo il no alla richiesta dei difensori Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi di rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica. Secondo i legali l’uomo, che sarebbe un habitué del carcere di Mammagialla, soffrirebbe di cleptomania. Intanto, pur essendo in libertà, avrebbe una ventina di procedimenti analoghi pendenti davanti al tribunale di Viterbo.

L’accusa ha chiesto che il 40enne venisse condannato a tre anni e tre mesi di reclusione. Sentita la difesa, il tunisino è stato assolto dall’accusa di furto con la formula “perché il fatto non sussiste”. 

A carico suo, e di altri imputati, è in corso anche un processo per tentato omicidio ai danni di un detenuto di Mammagialla, rimasto gravemente ferito alla testa a colpi di sgabello. Uno degli episodi più cruenti avvenuti presso la casa circondariale di Viterbo negli ultimi anni. 

Silvana Cortignani


Articoli: Topo d’auto di via della Palazzina, chiesti tre anni e tre mesi di carcere ma viene assolto – Tenta di rubare da un’auto in sosta in via della Palazzina, fermato


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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