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Accusa di violenza il “legnaniolo” della vicina di casa: “Mi ha toccato due volte sotto la gonna”

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Viterbo – (sil.co.) – Presunta vittima di palpeggiamenti spinti da parte di uno sconosciuto chiede di testimoniare in aula protetta da un paravento per non incrociare lo sguardo del suo aguzzino. Si tratta di una 58enne d’origine macedone, residente in un centro della provincia di Viterbo, che il 27 novembre del 2020 avrebbe avuto un incontro ravvicinato con una vicina di casa – usa a cambiare spesso partner e a fare sesso senza silenziatore sopra il suo appartamento – incontrata all’esterno della palazzina assieme ad un uomo che le stava scaricando la legna.


Carabinieri e 118 - Foto di repertorio

Carabinieri e 118 – Foto di repertorio


“Era ubriaca e mi ha urlato di farmi gli affari miei, poi ha preso a insultarmi assieme a un uomo che le stava scaricando la legna, dandomi tutti e due della cornuta e gridandomi dietro altre frasi oscene”, ha spiegato la vittima, parte civile con l’avvocato Dominga Martines.

Era mezzogiorno del 27 novembre 2020 e lei sarebbe andata a casa. “Verso metà pomeriggio sono uscita per andare a prendere la legna per fare la pizza per cena a mio marito e mio figlio. Ho incontrato di nuovo lei e l’uomo della legna, che hanno ripreso a insultarmi”.

Avrebbe avuto la legna sulle braccia quando l’uomo, un 63enne imputato di violenza sessuale e lesioni, difeso dagli avvocati Giovanni Bartoletti e Corrado Cocchi, le si sarebbe avventato addosso.

“È venuto dritto verso di me, con una mano mi ha tenuto per un braccio e con l’altra mi ha toccato il seno, cercando di spingermi verso la casa della vicina. Poi mi ha messo due volte le mani sotto la gonna, da dietro, passando dal sedere e toccandomi le parti intime. Io sono una donna di famiglia, ero terrorizzata, fuori era buio pesto, non si vedeva una luce. Allora ho cominciato a gridare ‘aiuto, aiuto, aiuto’, con tutta la forza che avevo in gola, finché non mi ha sentito una vicina, che mi ha aperto la porta di casa sua, fatto entrare e ha chiamato i carabinieri. Lui mi stava inseguendo e mi prendeva a legnate sulla schiena”.

“Mi hanno portata al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle dove è stato attivato il codice rosso. Dopo tre anni e mezzo sono tuttora in terapia da una psicologa”, ha concluso. Molti i dubbi sollevati dalla difesa, secondo cui la ricostruzione della presunta vittima sarebbe piena di lacune, in parte colmate dalle domande della legale della 58enne.

In tribunale anche la vicina che l’ha soccorsa, la quale non avrebbe capito cosa stava succedendo quanto è intervenuta aprendole la porta: “Ho capito che qualcosa di grave era in corso e ho chiamato subito i carabinieri”. Riguardo alla vicina “arzilla” ha confermato: “Cambiava spesso fidanzato e una sera d’estate l’ho sentita anche io che aveva un rapporto sessuale piuttosto intenso nel suo appartamento, mentre ero fuori con mia nipote adolescente. Forse lei, che ce l’aveva proprio al piano di sopra, l’aveva ripresa. Ma non so altro”.

Il processo è appena agli inizi. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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