Viterbo – Operazione “Cappuccetto Rosso”, riuniti i due processi finora separati all’allevatore viterbese 42enne di lupi cecoslovacchi Armando Tiberi e al proprietario lombardo di Raija, la femmina morta durante il sequestro. È successo ieri davanti al giudice Daniela Rispoli che, dopo avere sentito le richieste delle parti, ha rinviato al 29 maggio per ascoltare i consulenti Alberto Santini e Marco Galaverni, che hanno relazionato per l’Enpa e per la procura.
Parte civile l’Enpa, rappresentata dall’avvocato viterbese Anna Paradiso, in sostituzione della legale dell’associazione animalista Claudia Ricci. Gli imputati sono invece difesi, rispettivamente, dagli avvocati Andrea Danti e Monica Fortuna e dalla legale Irene Laurenti, che hanno scelto il rito abbreviato. Sono accusati di concorso in detenzione illegale di esemplari di specie selvatica protetta, in condizioni incompatibili con la loro natura.
Proprio l’avvocato Laurenti, che assiste il proprietario di Raija, il 38enne V.O., imputato in concorso per un solo esemplare di Canis Lupus specie lupo selvatico, ha chiesto nuovamente la presenza in aula della genetista di parte Lisa Fiore, per farle domande specifiche relativamente alla presunta femmina di lupo, morta durante il sequestro sul monte Amiata.
L’avvocato Paradiso per l’Enpa, invece, ha chiesto al tribunale di nominare, successivamente alla deposizione di Santini e Galaverni, un etologo “per una valutazione di tipo comportamentale” sugli animali sequestrati. “Qui dobbiamo decidere sulla genetica, non sul comportamento”, hanno detto le difese opponendosi.
Ha inoltre chiesto che Tiberi venga sollecitato a sterilizzare gli esemplari ancora sotto sequestro, affidati in custodia all’imputato, che si è opposto dicendo: “Quell’esigenza era nata quando gli animali erano sul monte Amiata e si sono dilaniati durante il calore perché non tenuti in maniera adeguata”.
Il giudice si è riservato sulla nomina di un etologo e sulla sterilizzazione. E si è riservato anche sull’istanza avanzata dall’Enpa di smaltimento delle carcasse dei due animali morti durante il sequestro, tra cui Raija.
Il processo è scaturito dall’operazione “Cappuccetto Rosso” del 15 aprile 2021 condotta dai carabinieri Cites, sfociata nel sequestro di 23 esemplari di lupi e di cani lupo cecoslovacchi, 12 dei quali furono trasferiti sull’Amiata. Il 19 aprile dell’anno scorso i nove animali sopravvissuti sono stati restituiti in custodia all’allevatore.
Rajia,come si ricorderà, è la femmina morta in modo atroce dopo essere rimasta gravemente ferita durante il sequestro e avere riportato l’amputazione di una zampa, per la quale gli animalisti hanno commentato: “Meglio morta che rinchiusa nel box di un canile”. Secondo l’accusa, Raja sarebbe stata una femmina di lupo al cento per cento, fatta accoppiare con dei cani lupo. Avrebbe avuto caratteristiche etologiche evidenti, comportandosi a tutti gli effetti come un lupo.
Silvana Cortignani
Fotogallery: Cani da lupo cecoslovacchi – Il rientro nell’allevamento
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.