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Caso Manca, indagato per stalking il cugino dell’urologo trovato morto alla Grotticella

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Viterbo – Morte di Attilio Manca, il cugino Ugo Manca è indagato per i “veleni” che sarebbero stati sparsi nel giardino della casa di Barcellona Pozzo di Gotto dei genitori dell’urologo di Belcolle trovato cadavere nella sua casa della Grotticella la mattina del 12 febbraio 2004. La settimana scorsa è stato raggiunto dall’avviso di fine indagini preliminari per stalking, il temuto 415 bis che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, firmato dal sostituto procuratore Carlo Bray e controfirmato dal procuratore capo di Barcellona Pozzo di Gotto Giuseppe Verzera.


Attilio Manca con la madre Angela Gentile

Attilio Manca con la madre Angela Gentile


Vittima non di una overdose di eroina, come sostenuto dagli inquirenti viterbesi, ma della mafia, secondo la famiglia e la commissione parlamentare che ha indagato sul caso, per avere operato alla prostata a sua insaputa il boss latitante Bernardo Provenzano in una clinica di Marsiglia.

L’ipotesi accusatoria a carico di Ugo Manca, che risulta assistito dall’avvocato Franco Bertolone, è quella di atti persecutori. Ugo Manca è finito indagato per stalking dalla procura di Barcellona Pozzo di Gotto perchè avrebbe versato sostanze nocive nel giardino dei suoi parenti in numerose occasioni, generando in loro un fondato timore per la propria incolumità. 

Gioacchino Manca, il padre di Attilio, è morto come noto il 19 agosto 2023, dopo una lunghissima ed estenuante battaglia contro una fibrosi polmonare. Portano avanti la battaglia per la riapertura delle indagini sulla morte di Attilio, la madre Angela Gentile e il fratello Gianluca, mentre da circa un anno il caso è nelle mani del pubblico ministero Stefano Luciani della procura della repubblica di Roma. 


Attilio Manca - Denuncia "intimidazioni" la mamma Angela Gentile

Attilio Manca – Denuncia “intimidazioni” la mamma Angela Gentile


Ugo Manca, come si ricorderà, era già finito nelle carte della commisione nazionale antimafia che ha ricostruito i movimenti prima e dopo la morte di Attilio, accertando che la prima mattina del 13 febbraio Ugo era “arrivato intorno alle ore 7 alla stazione Termini di Roma” e si era diretto a Viterbo “accompagnato in auto da un’amica” e arrivato a Viterbo “chiedeva insistentemente di entrare nell’abitazione di Attilio, in quel momento posta sotto sequestro, asseritamente per recuperare dei vestiti da utilizzare per vestire la salma”, “inoltre, la famiglia segnalava il costante contatto telefonico intercorso tra Ugo Manca e un altro barcellonese di lui amico, che veniva aggiornato continuamente sugli sviluppi degli accadimenti”. 

Tra le carte si ricorda la “presenza dell’impronta di Ugo Manca su una piastrella del bagno” (della casa di Attilio alla Grotticella), che “riferiva di avere lasciato a metà dicembre 2003, allorché fu ospitato una notte dal cugino Attilio in previsione di un intervento chirurgico” che gli venne praticato proprio da quest’ultimo all’ospedale di Belcolle di Viterbo. L’appartamento, dopo il soggiorno del nipote, fu frequentato dai genitori di Attilio, ospiti del figlio nei giorni di Natale 2003, e da diversi amici del medico, che trascorsero la serata a casa sua il 6 febbraio 2004, quindi meno di una settimana prima della sua morte. Eppure nessuna delle loro impronte veniva rilevata dalla polizia scientifica.


Bernardo Provenzano e Attilio Manca

Bernardo Provenzano e Attilio Manca


Secondo l’accusa, il cugino di Attilio avrebbe “sversato in numerose occasioni (nei mesi di maggio e agosto del 2022, nonché nei mesi di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto del 2023) sostanze nocive nel giardino di pertinenza dell’abitazione dei vicini, i coniugi Angela Gentile e Gioacchino Manca, provocando in loro difficoltà respiratorie e il perimento delle piante”.

“Ha ingenerato in loro – si legge – un fondato timore per la propria incolumità. Li ha costretti ad alterare le proprie abitudini di vita, a tenere chiuse porte e finestre della propria casa anche d’estate, a non uscire in giardino. E infine ad abbandonare la propria casa”. Tutto questo sarebbe accaduto, secondo la procura, sin dal mese di maggio del 2022, e la condotta sarebbe ancora in atto.

“Mio marito mi diceva sempre ‘mi manca il respiro, mi manca il respiro’. E perfino dopo la sua morte hanno intensificato queste azioni vigliacche. Io mi svegliavo nel cuore della notte perché sentivo questi odori intensi che mi bruciava lo stomaco, e poi la mattina mi bruciava tutta la pelle. Mi creda, entrare nel nostro giardino era diventato una pena, vedere tutte quelle piante che morivano giorno dopo giorno”, ha detto mamma Angela al giornalista Nuccio Anselmo della Gazzetta del Sud che il 10 aprile ha diffuso la notizia.

“Mio marito aveva curato questo giardino con tanto amore, c’erano rose rampicanti, cespugli di rose, ciclamini, una pomelia, una camelia … tutto morto … non c’era più niente, della magnolia mezzo tronco adesso non c’è più … quello che ho visto non si può immaginare. Ma mi creda, la cosa che mi fa più male … dopo che ho perso un figlio … perché questo accanimento … perché questa malvagità … perché questa cattiveria”, avrebbe proseguito con la voce rotta dalla tensione.

Silvana Cortignani


I parenti di Attilio Manca, il fratello Gianluca e la madre Angela

Il processo di Viterbo – In tribunale il fratello Gianluca e la madre Angela


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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