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“Fabio Cavini era il consulente politico della maggioranza e tutti i consiglieri lo vedevano come il “risolutore””

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Viterbo – “Fabio Cavini si ritagliò il ruolo di consulente politico della maggioranza durante il primo ritiro che facemmo. A proporlo fu la sindaca Chiara Frontini e tutti i consiglieri di maggioranza dissero di sì. Soltanto Alfonso Antoniozzi pose un interrogativo. Ma di questo preferirei non parlare”. A dirlo è il consigliere Marco Bruzziches. Qualche giorno fa, la notizia che la sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini sono indagati per minaccia a corpo politico. Articolo 338 del codice penale. Un’indagine partita dopo la denuncia di Bruzziches per le frasi che Cavini avrebbe detto durante una cena a casa sua il 26 settembre dell’anno scorso.

“Tutti i consiglieri di maggioranza si interfacciavano con Cavini, era la prassi – prosegue Bruzziches – perché era visto come il risolutore”.


Chiara Frontini e Fabio Cavini

Chiara Frontini e Fabio Cavini


Nell’intervista rilasciata a Tusciaweb, il suo avvocato ha dichiarato che lei “aveva deciso di informarsi in merito alle ragioni delle clamorose dimissioni di Letizia Chiatti dalla carica di presidente del consiglio”. 
“Confermo. Ed è stato anche uno degli argomenti discussi durante la cena del 26 settembre con Chiara Frontini e Fabio Cavini. Cosa che ha subito riscaldato l’atmosfera. Con Letizia Chiatti che venne subito identificata come nemico numero uno”. 

Chi avrebbe utilizzato questa espressione e in che termini sarebbe stata identificata come “nemico numero uno”?
“In quei giorni si stava discutendo dei nuovi oneri di monetizzazione per le opere urbanistiche. Siccome non conoscevo il settore, prima di votare ho cercato di sentire il parere di qualcuno che ne sapesse qualcosa più di me. Tra le persone cui ho chiesto informazioni c’è stata anche Chiatti cui ho chiesto cosa ne pensasse in merito all’argomento. Quando Cavini ha sentito questa cosa, Cavini mi ha detto che Chiatti era il nemico numero uno. E il mio era stato uno sbaglio, una cosa che non avrei dovuto fare”.

Quindi lei a cena avrebbe detto a Cavini e Frontini di aver chiesto il parere di Chiatti sulla monetizzazione e Cavini le avrebbe risposto che Chiatti era il nemico numero uno?
“Esatto”.

Lei ha chiesto spiegazioni?
“Le hanno date loro, Cavini e Frontini, adducendo motivi di vario genere”.

Ad esempio?
“Preferisco non parlarne”.

Nemico numero uno, in che termini?
“Nemico numero uno della maggioranza consiliare”.

A Chiatti, come dice Falcioni, avrebbe anche chiesto spiegazioni sulle sue dimissioni da presidente del consiglio.
“Certo”.

Perché?
“Nel momento in cui Chiatti ha dato le dimissioni, luglio dell’anno scorso, io e il consigliere Francesco Buzzi andammo nel suo ufficio a chiedere il perché di questa scelta. Lei ci disse che un giorno avremmo saputo le ragioni, senza aggiungere altro. Successivamente ci fu anche una riunione di maggioranza durante la quale sia io che la consigliera Alessandra Croci chiedemmo il motivo di queste dimissioni direttamente alla sindaca. L’argomento fu glissato, senza alcuna motivazione politica”.


Marco Bruzziches

Marco Bruzziches


Dopodiché cosa succede?
“A quel punto, a settembre, decido di chiamare Chiatti e ribadire la mia richiesta”. 

E Chiatti cosa le disse?
“Mi parlò di tante cose che preferirei dicesse lei”.

Le questioni quali erano?
“Questioni di carattere politico-amministrativo che riguardavano la gestione amministrativa della città, così come la gestione della maggioranza”.

Tornando alla cena del 26 settembre. Di Chiatti avrebbe parlato solo Cavini?
“Ne hanno parlato sia Cavini che Frontini. Ed erano tutti e due concordi nel definire Chiatti nemico numero uno della maggioranza. Con Chiatti che stava ancora nella maggioranza”.

Dopo la cena del 26 settembre, lei ha mai confidato a Chiatti o a qualcun altro della maggioranza dei contenuti della serata?
“Ne ho parlato solo con il mio avvocato”.

Come erano i rapporti tra sindaca e maggioranza, quando lei ne faceva ancora parte?
“Dal punto di vista umano buoni, a parte qualche mal di pancia per alcune dichiarazioni di Ugo Poggi o qualche malcontento di Alessandra Croci”. 

Stefano Falcioni, il suo avvocato, nell’intervista dice: “Se dovesse essere accertata l’ipotesi di reato di minaccia a corpo politico emergerebbe anche un possibile lato oscuro nella gestione dei rapporti all’interno della coalizione di maggioranza”.
“Condivido pienamente l’analisi di Falcioni. Prima delle elezioni chiesi a Cavini quale sarebbe stato il suo ruolo in caso di vittoria di Frontini. E lui mi disse che non sarebbe mai entrato in comune e che sarebbe stato sempre a giocare a golf. Ma così non è stato”.

E quale sarebbe il ruolo di Cavini, da quel che ha potuto vedere quando stava in maggioranza?
“Fabio Cavini si ritagliò un ruolo durante il primo ritiro della maggioranza”.

In che modo?
“Ci fu una specie di scena teatrale. Mi ricordo come se fosse adesso. Chiara Frontini si mise seduta davanti a tutti noi. Per terra e con le gambe incrociate. E ci propose di inserire suo marito nella nostra squadra come consulente politico. Perché il movimento aveva bisogno di crescere e Cavini aveva mostrato grandi qualità durante la campagna elettorale. Purtroppo in quel momento non ho avuto il coraggio di dire di no. E come me, nessuno disse niente e accettarono il ruolo di Cavini. Ad eccezione dell’assessore Alfonso Antoniozzi”.

E Antoniozzi cosa avrebbe detto?
“Fece una constatazione e pose una domanda. E disse una cosa che mi restò molto impressa. Ma preferisco non andare oltre”.

Da quel momento in poi, come si sarebbe manifestato il ruolo di consulente politico di Cavini nei confronti della maggioranza?
“Spesso e volentieri lo trovavo in comune. Ad esempio nella stanza della segretaria della sindaca. Con lui sono andato anche a fare dei sopralluoghi riguardanti il patrimonio comunale. Uno per i bagni pubblici al Sacrario, ridotti in uno stato pietoso. E dopo che andai con Cavini, i bagni vennero chiusi, un paio di giorni dopo. Un’altra volta andammo anche a palazzo dei Pellegrini. Prima ancora ci andai con il comandante della polizia locale Mauro Vinciotti e avevo fatto diversi sopralluoghi con i dipendenti dell’ufficio patrimonio. Facendo poi una relazione che ho mandato alla sindaca”. 


Alfonso Antoniozzi

Alfonso Antoniozzi


Sarebbe stato lei a chiedere a Cavini di accompagnarla oppure lui a venire di sua spontanea volontà?
“Lo invitavo io. Mi interfacciavo con lui e lui veniva”.

Perché avrebbe sentito il bisogno di interfacciarsi con lui?
“Era una prassi”.

Una prassi di tutti i consiglieri di maggioranza?
“Sì, perché Fabio Cavini era visto come il risolutore”.

Cavini le avrebbe dato anche dei suggerimenti politico-amministrativi?
“Durante la cena del 26 settembre sì. Fece una vera e propria lectio magistralis. In quell’occasione li diede anche alla sindaca. Per gestirmi meglio”.

E che tipo di suggerimenti gli avrebbe dato?
“Le disse che secondo lui dovevo avere delle mie prerogative”.


Letizia Chiatti

Letizia Chiatti


Sempre in merito alla cena, quale sarebbe stato il punto di partenza che avrebbe portato alle frasi che lei attribuisce a Cavini? Vale a dire: “Se io voglio fare male, capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole e poi vado a colpire quella persona”.
“Parlavamo del patrimonio, ciò che mi competeva. Poi mi ricordo che Cavini fece una lunga pausa per poi dire quelle frasi. Dopodiché, gli argomenti affrontati durante la cena sono stati diversi. Da Chiatti alla democrazia. In quell’occasione vennero espressi dei giudizi anche sui commercianti viterbesi. Si parlò pure dei miei rapporti con i dirigenti. Ce n’è per tutti. Tre ore di grande interesse”.

Sui commercianti cosa sarebbe stato detto?
“Preferirei non parlarne”.

Con i dirigenti che rapporto aveva?
“Con quelli che mi rispondevano al telefono e alle mail, ottimi. Da altri non ero benvisto. C’è stato anche chi mi ha bloccato il telefono, dicendomi di parlare con la sua segretaria”.

Cavini interveniva anche alle riunioni di maggioranza?
“No, alle riunioni di maggioranza non partecipava”.

Quindi, oltre ai sopralluoghi di cui lei ha parlato, come si sarebbe manifestato questo ruolo di consulente politico?
“Ad esempio, una volta posi il problema degli impianti pubblicitari, molti dei quali abbandonati, chiedendo di fare un censimento degli stessi. Quando avanzai la proposta, stavo nella stanza della segretaria della sindaca, seduto accanto a me c’era anche Cavini che dava il suo parere e la sua visione. Fattivamente. Cavini, non era uno che passava e salutava, ma dava il suo punto di vista”.

Oltre a lei, Cavini si sarebbe rapportato anche ad altri consiglieri di maggioranza?
“Quando Cavini stava in comune parlava con tutti ed era ben inserito nell’ambiente. Non era un pesce fuor d’acqua”. 

Indipendentemente dalla vicenda giudiziaria, quale è stata la cosa che più di tutte l’ha delusa e quella che politicamente, più di tutte, l’ha colpita?
“La cosa che umanamente più di tutte mi ha deluso è stato il comportamento nei confronti di mia moglie. Questo mi ha fatto molto male. E nella richiesta di fare la cena, quando mi chiamò la segretaria della sindaca, si specificò ‘purché ci sia la prof’. Politicamente ho avuto invece la conferma di quello che pensavo rispetto a Cavini. Non solo, ma non mi risulta che le mogli dei sindaci che hanno preceduto Frontini abbiano avuto gli stessi comportamenti del marito della sindaca nei confronti dell’amministrazione della città”.

Daniele Camilli


Articoli: L’avvocato Stefano Falcioni: “Se l’ipotesi di reato nei confronti di Frontini e Cavini verrà accertata, emergerebbe un lato oscuro nella gestione della maggioranza” – L’avvocato Giovanni Labate: “Vicenda Bruzziches, l’accusa per Frontini e Cavini è minaccia a un corpo politico…” – L’avvocato di Chiara Frontini: “La sindaca si è dichiarata completamente innocente e del tutto estranea ai capi d’imputazione” – Chiara Frontini: “Poco fa mi sono recata in procura in relazione alla denuncia del consigliere Bruzziches”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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