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Viterbo Ridare ai partiti il finanziamento pubblico, Ugo Sposetti rilancia il suo cavallo di battaglia.
Dalle pagine del Fatto Quotidiano, l’ex parlamentare viterbese e tesoriere dei Ds torna alla carica, rispetto a un suo convincimento, che porta avanti da anni e secondo il quale: “Per fare politica ci vogliono i soldi, è una questione di democrazia”.
Una parte del Partito democratico sembra voler ascoltare, in particolare quella che fa riferimento all’ex ministro alla Giustizia Orlando. Non servirebbe molto. Un modello, come Sposetti racconta al quotidiano diretto da Marco Travaglio, c’è già: “Trasferire in Italia il regolamento europeo”. Che è entrato in vigore dal 2017, dopo l’approvazione nel 2014.
L’argomento, come sottolineano dal Fatto, è tornato di stretta attualità con le inchieste di Bari e Torino.
“I capisaldi dell’intervento del Parlamento europeo sul finanziamento ai partiti – racconta Sposetti al Fatto – sono distribuire le risorse in base al risultato elettorale, dare sostegno alle fondazioni collegate ai partiti, che presentano progetti. I quali sono ovviamente collegati alla formazione della classe dirigente”.
Sulla parte che riguarda le fondazioni, Sposetti è ferrato, ne ha fondate e dirette diverse che conservano il patrimonio materiale e culturale dal Partito comunista fino ai Ds.
“Per esempio – ricorda Sposetti – le fondazioni legate ai partiti tedeschi hanno sedi in molti paesi del mondo. Da lì raccolgono memorie e report e costruiscono la politica”.
Parlando sempre col Fatto, Sposetti ribadisce, altro convincimento più volte ribadito, l’esigenza d’attuare l’articolo 49 della Costituzione. Quello che dà forma ai partiti: “Tutti i cittadinihanno diritto di associarsi liberamente in partitiper concorrere con metodo democraticoa determinare la politica nazionale”.
È del 2015, una sua proposta di legge, quando era senatore, per disciplinare la vita dei partiti, attuando l’articolo 49 e delegando il governo per l’adozione di un apposito decreto. Ovviamente la proposta giace ancora da qualche parte in Senato.
