Il Consiglio comunale
Viterbo – “Se la sindaca Chiara Frontini viene rinviata a giudizio, il consiglio comunale si deve costituire parte civile durante il processo”. Giulio Marini, consigliere comunale.
Ieri i pm Massimiliano Siddi e Chiara Capezzuto hanno chiesto il giudizio immediato per la sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini. L’accusa è di minaccia a corpo politico in concorso in base all’articolo 338 del codice penale. Il tutto a seguito della denuncia del consigliere Marco Bruzziches per le frasi che Cavini avrebbe detto il 26 settembre dell’anno scorso durante una cena a casa sua. Una richiesta, quella dei pm, che muove dall’evidenza delle prove raccolte nel corso delle indagini.
“Una situazione imbarazzante – afferma Marini -. Una cosa così grave e dilettantistica non l’ho mai vista. Va presentata una nuova mozione di sfiducia, perché la città deve sapere cosa sta accadendo”.
Viterbo – Il consigliere comunale Giulio Marini
Secondo lei, la sindaca si deve dimettere?
“La cosa più ovvia da fare è ribadire la mozione di sfiducia, motivata in maniera diversa da quella precedente. Dopodiché bisogna andare in consiglio per dibattere su quello che è successo. Perché la città deve sapere cosa sta accadendo. Poi un politico si deve assumere le sue responsabilità, ossia dimettersi o mandare avanti la consiliatura. La richiesta di giudizio immediato per i pm si basa su prove evidenti. Quindi la situazione rischia di essere più grave rispetto a quanto sappiamo. Non solo, ma va considerato anche che il sindaco di una città è il rappresentante legale dell’ente e questo non è un fattore di poco conto, perché è la persona che garantisce la città. E il consiglio deve dire se la sindaca è ancora la garante di Viterbo”.
Dal suo punto di vista, alla luce degli ultimi fatti la consiliatura deve andare avanti?
“La precedente mozione di sfiducia era legata al programma politico di Frontini. Non si poteva concentrare su una fase di indagine ancora in corso. Adesso che questa è finita si può liberamente discutere in consiglio su quello che è accaduto. E ogni consigliere, nella propria coscienza, potrà votare o meno la sfiducia alla sindaca. Il tutto in base a un ragionamento politico, non giudiziario”.
Minaccia a corpo politico. Un’accusa che chiama in causa il consiglio comunale. Laddove Frontini dovesse essere andare a giudizio, secondo lei, il consiglio deve costituirsi parte civile durante il processo?
“Certamente, se Frontini va a giudizio, il consiglio deve costituirsi parte civile durante il processo. Una scelta che deve essere votata dall’aula. Ma a questo punto sarebbe meglio votare la sfiducia. La fase che stiamo vivendo è delicatissima e nella mia esperienza politica non ne ho mai vista una simile. Neanche durante la prima Repubblica. Una fase che ha dell’imprevedibile. E per semplificare il tutto sarebbe meglio che la sindaca desse le dimissioni”.
La sindaca Chiara Frontini
Da tutta questa vicenda, come ne esce l’immagine di Viterbo?
“È una situazione imbarazzante. Una cosa così grave e dilettantistica non c’è mai stata. In sintesi, detta in gergo, ‘una frega così” non mi è mai capitata. In politica ci sono delle regole, e le regole vanno rispettate. E quello che accadrà sarà ancora più grave, perché più questa situazione va avanti e più usciranno tutti i particolari. Con un’azione mediatica forte, non soltanto a livello locale. Quindi l’immagine che stiamo dando è un’immagine impropria della città”.
Daniele Camilli
Articoli: Minaccia a corpo politico, chiesto il giudizio immediato per la sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini – Minacce al consigliere Bruzziches, la sindaca finisce di nuovo su Repubblica – Andrea Micci (Lega): “Per la sindaca Frontini è ora di dimettersi” – Minaccia a corpo politico, concluse le indagini sulla sindaca Chiara Frontini e sul marito Fabio Cavini
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


