Viterbo – La sindaca Chiara Frontini ribadisce che non ha nessuna intenzione di dimettersi, nonostante il grave reato per cui è indagata con il marito Fabio Cavini: minaccia a corpo politico. Reato gravissimo con un massimo di pena di 7 anni. E nonostante i pm che indagano, Massimiliano Siddi e Chiara Capezzuto, abbiano chiesto al gip il giudizio immediato. Rito che viene chiesto quando le prove del reato sono particolarmente solide.
Viterbo – Chiara Frontini e Fabio Cavini
E la sindaca Frontini lo ribadisce dal Portogallo, dove si trovava nei giorni scorsi fino a ieri, secondo i suoi più stretti collaboratori, per il suo lavoro e non per l’amministrazione. E sì perché, con una situazione così grave sul piano legale e sul piano politicoamministrativo, la sindaca ha trovato il tempo di recarsi fuori dall’Italia. Tutto senza darne informazione ai cittadini, che pure sborsano ogni mese 9660 per il suo “stipendio” mensile. Si chiama indennità di funzione. Alla faccia della chiarezza. E va detto che stiamo parlando di una sindaca e non di una persona privata che può fare ciò che vuole senza darne conto. Una prima cittadina deve dar conto, se non c’è, ai cittadini che la remunerano lautamente.
Ma al di là di questa questione segnata dalla leggerezza politica e superficialità politica, va fatta un’analisi di cosa c’è dietro tutta questa brutta storia politico amministrativa. Su cosa si intravede, non senza una certa chiarezza e coerenza in particolare di chi tenta di difendere politicamente la sindaca.
Intanto va ricordato l’episodio da cui è scaturita la denuncia dell’ex consigliere di maggioranza Marco Bruzziches. Denuncia che ha portato all’inchiesta della magistratura e ad indagare la sindaca Frontini e il marito.
Ecco il gravissimo episodio.
La sera del 26 settembre 2023 a tavola ci sono Bruzziches, la moglie Anna Maria Formini, la sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini. E uno degli argomenti in discussione sarebbe stato il patrimonio comunale di cui aveva la delega Bruzziches. Durante la cena Cavini avrebbe detto parlando alla famiglia Bruzziches: “Se io voglio fare male, capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole e poi vado a colpire quella persona”. E poi: “Purtroppo io sono la sua anima nera ed è per questo che sono molto odiato, perché a volte devo fare delle cose anche molto brutte”. Frasi pesantissime, gravissime, al di là del risvolto penale, a cui sta pensando la magistratura. Frasi segnate da una pesante presunzione di potere. E che a nessun politico verrebbe in mente di dire. Tanto più da ospite in casa d’altri. E va detto che la sindaca Frontini ha solo tentato di minimizzare quelle frasi, invece di condannarle pesantemente senza infingimenti. Lei invece, sempre dal Portogallo, ha ribadito ciò che ha detto durante un consiglio comunale: “Quel linguaggio non mi appartiene”. Come dire: pannucci caldi. Una semplice analisi del tipo di linguaggio che non le appartiene.
Ma passiamo al retroscena ideologico che si intravede dietro a chi vuole a tutti i costi difendere la prima cittadina.
Dietro il giudizio su questo tipo di comportamento e di frasi, che la sindaca a oggi non ha né smentito né condannato, c’è una visione distorta dei meccanismi democratici, della sostanza dello stato di diritto.
Per essere più chiari. C’è l’idea che chi ha vinto le elezioni legittimamente abbia un potere assoluto.
In buona sostanza una visione totalitaria della politica e delle sue regole. Che certo danno mandato di governare a chi ha vinto le elezioni, come capita normalmente nelle democrazie anglosassoni col voto di una minoranza della popolazione, ma nel rispetto dello stato di diritto.
In buona sostanza: in uno stato di diritto, in una democrazia occidentale, le leggi valgono anche per chi è delegato a governare.
Per chi volesse un esempio contrario, può vedere il film Frost/Nixon – Il duello. Nel film il giornalista britannico David Frost riesce, in una lunga e serrata intervista a Richard Nixon, a far dire all’ex presidente degli Stati Uniti, che il presidente in quanto tale può travalicare la legge. Non è sottoposto a essa. Proprio come accadeva con i sovrani assoluti.
Una deformazione delle regole democratiche.
Anche perché in realtà non esiste nessuna volontà popolare che qualcuno può interpretare. Esistono il voto e le regole democratiche che portano al governo ora questo, ora quello. Con il rasoio di Guglielmo di Occam vanno tolti, infatti, tutti gli enti inesistenti e per giunta inutili per la conoscenza.
Ebbene il sospetto, che è più di un sospetto, è che alcuni difensori delle cause perse interpretino il mandato a governare sotto le regole dello stato di diritto, come un mandato ad amministrare travalicandolo. Una ideologia pseudodemocratica, che contraddistingue coloro che in questi giorni hanno tentato di difendere la sindaca Frontini. Difesa anche legittima, ma fondata su una idea di democrazia di stampo sovietico, totalitario.
Qui nessuno vuole non rispettare il risultato del voto popolare, ma il voto popolare dà mandato di governare nel rispetto delle regole, dello stato di diritto. Nulla più e nulla meno.
Ma nella democratura a sfondo messianico in cui è stata precipitata una intera comunità, c’è chi, pur di far l’avvocato d’ufficio della sindaca e del marito, ritiene che addirittura non si possa dare un giudizio politico sui fatti gravi che sono accaduti e che nessuno ha smentito. Sindaca Frontini in testa, che con le sue dichiarazioni pubbliche non ha fatto altro che confermare l’accaduto.
La sindaca Frontini, dal Portogallo o da dove preferisce passare una settimana in questo momento di grave crisi politicoamministrativa, può legittimamente ripetere che non ha intenzione di dimettersi. Ma anche su questo non può mancare un giudizio politico. E una domanda: questa decisione è nell’interesse della città? Città che, per altro, è allo sbando più totale.
Carlo Galeotti
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
