Fabio Cavini
Viterbo – “Fabio Cavini, in questo momento, non vuole rilasciare dichiarazioni su quelle frasi perché non ha memoria esatta di quello che si disse a quella cena. E vuole rileggersi tutte le carte”. Giovanni Labate, avvocato del marito della sindaca.
I pm Massimiliano Siddi e Chiara Capezzuto nei giorni scorsi hanno chiesto il giudizio immediato per la sindaca Chiara Frontini e Fabio Cavini con l’accusa di minaccia a corpo politico, articolo 338 del codice penale. Un’indagine partita da una denuncia presentata dal consigliere Marco Bruzziches a dicembre. Il tutto dopo una cena a casa sua, il 26 settembre dell’anno scorso, durante la quale Cavini avrebbe detto: “Se io voglio fare male, capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole e poi vado a colpire quella persona”. E aggiunto: “Purtroppo io sono la sua anima nera ed è per questo che sono molto odiato, perché a volte devo fare delle cose anche molto brutte”.
Prevista per questo inizio settimana la decisione sul giudizio immediato da parte del gip Rita Cialoni.
Per Labate, le frasi che avrebbe detto Cavini quella sera “potrebbero essere state una reazione a una provocazione di Bruzziches”. Dopodiché, laddove Cavini dovesse andare a processo, il suo avvocato al momento esclude la possibilità di ricorrere a riti alternativi, patteggiamento o abbreviato, “perché – spiega Labate – possiamo aggiungere tante cose in dibattimento”. E sottolinea: “Faremo emergere tutte le verità che sono state taciute”.
Viterbo – L’avvocato Giovanni Labate
Vi aspettavate la richiesta di giudizio immediato da parte dei pm?
“Sì, ce lo aspettavamo perché era una delle opzioni dei pm. Mi auguravo un avviso di conclusione delle indagine in modo tale da consentirci una discovery anticipata di tutte le carte per poter far fronte ad eventuali lacune che non avevamo potuto colmare nelle memorie difensive che hanno un’accezione prevalentemente giuridica. Però i pm, che stimo tantissimo, hanno deciso autonomamente di fare richiesta di giudizio immediato. E adesso siamo in attesa della decisione del giudice che dovrà verificare non le responsabilità ma se fare o meno il giudizio immediato. Semmai la decisione dovesse essere quella di andare a giudizio, vorrà dire che affronteremo il processo”.
Laddove Cavini dovesse andare a processo, chiederà la possibilità di accedere ai riti alternativi come patteggiamento o giudizio abbreviato?
“Ad oggi mi sento di escluderlo perché penso che possiamo aggiungere tante cose in dibattimento”.
Ad esempio?
“Non posso dirlo. Se dovesse però essere notificato il decreto di giudizio immediato, prenderò visione di tutti gli atti valutando la scelta migliore per il mio assistito. Ad oggi, sulla base dei dati conoscitivi che ho, questo è un processo che non è da riti alternativi”.
Quale sarà la vostra strategia difensiva?
“Faremo emergere tutte le verità che sono state taciute”.
Le frasi che avrebbe detto Cavini durante la cena del 26 settembre, non sono mai state smentite, né dal suo assistito, né da Frontini. Possiamo quindi dire che quelle frasi sono state dette?
“Le frasi che avrebbe detto Cavini non sono state mai smentite, ma è importante capire e ascoltare tutta la registrazione. Perché il contesto, e soprattutto la finalità di quelle frasi spostano e qualificano l’intera vicenda. Si tratta poi di frasi estrapolate. Se inserite invece in un contesto assumono un’altra connotazione”.
In che modo?
“Il contesto può far assumere a quelle frasi un’altra connotazione soprattutto se quelle frasi sono una reazione a una provocazione”.
Quindi, secondo lei, potrebbe esserci stata una provocazione da parte di Bruzziches?
“Certo, potrebbe esserci stata una provocazione da parte di Bruzziches. Non c’è dubbio”.
Che tipo di provocazione?
“Dovrei prima leggere le carte, perché la verità è lì. Oggi ho solo un bagaglio conoscitivo acquisito dalle informazioni del cliente”.
L’avvocato di Bruzziches, Stefano Falcioni, facendo riferimento alla registrazione che coprirebbe tutta la serata, 3 ore in tutto, sostiene però che le circostanze sono chiare.
“Ognuno ha le sue opinioni”.
Un’opinione che sembrerebbe aver convinto i pm.
“I pm hanno fatto una richiesta di giudizio immediato. Per quanto mi riguarda, e lo ribadisco, il reato che è stato contestato non sussiste nel modo più assoluto. Anche senza leggere le carte, perché l’articolo 338 del codice penale, vale a dire minaccia a corpo politico, presuppone elementi costitutivi della fattispecie che nel caso che riguarda Cavini difettano. Secondo me, non c’è minaccia a corpo politico”.
Bruzziches però è un consigliere comunale.
“Non è così semplice. Se, ad esempio, incontro un consigliere comunale per strada e lo aggredisco verbalmente, non c’è minaccia a corpo politico”.
Viterbo – Fabio Cavini e Chiara Frontini
Durante la cena del 26 settembre sembra che si stesse parlando di patrimonio comunale. Discorsi che attengono al ruolo di consigliere, alla delega che Bruzziches aveva e, in generale, a quelle che sono le competenze di un consiglio comunale.
“Questa è un’argomentazione che vuole utilizzare Bruzziches e che potrebbe aver fatto propria anche il pubblico ministero. Ma proprio per questo motivo è importante ascoltare tutta la registrazione. Perché la differenza sta tutta lì. Non solo, ma la struttura del reato previsto dall’articolo 338, presuppone che la minaccia a corpo politico, anche a un singolo consigliere, sia ideologicamente ordinata a influenzare le decisioni del consiglio. Quindi, non le decisioni del singolo consigliere, ma del consiglio comunale. E il tutto in relazione a specifiche delibere. Inoltre i precedenti giurisprudenziali sul 338 sono pochissimi e riguardano casi molto più netti e molto più chiari”.
L’avvocato di Frontini, Roberto Massatani, dice che la sindaca innocente ed estranea ai fatti. Può dire anche lei la stessa cosa per Cavini?
“Cavini, in questo momento, non vuole rilasciare dichiarazioni su quelle frasi perché non ha memoria esatta di quello che si disse a quella cena. E vuole rileggersi tutte le carte. Certo è che lo stesso capo d’imputazione attribuisce quelle frasi solo a lui e non alla sindaca. Quindi, correttamente, Frontini dice che quella frase non l’ha detta lei”.
Proverà a distinguere la posizione di Cavini da quella di Frontini o l’avvocato della sindaca proverà a distinguere la posizione della sua assistita da quella del marito?
“Sono già due posizioni distinte, con la sindaca che sarebbe totalmente estranea perché non avrebbe mai pronunciato quelle frasi”.
Come valuta il lavoro della procura?
“Non ho mai valutato il lavoro della procura e ho massima stima dell’operato della magistratura inquirente e della magistratura giudicante. Ognuno ha le sue convinzioni ed esercita la sua funzione con onestà intellettuale secondo le proprie convinzioni. È poi ovvio che non sempre le idee e le convinzioni della procura combaciano con quelle della difesa, come in questo caso. Senza alcuna valutazione di qualità. Sono scelte”.
Daniele Camilli
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


