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Mattei e i sogni di Giorgia Meloni…

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Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

Viterbo – Giorgia Meloni è appena tornata dalla Tunisia e, se in dieci mesi è la quarta volta che ci va, non è solo per frenare un po’ di immigrazione, ma perché è chiaro a tutti che l’avvenire dell’umanità – se le guerre in corso non lo interromperanno – dipenderà da lì, dal continente che già ora si avvia ad avere un quarto della popolazione mondiale e per fine secolo il 40%.

Naturale che le grandi potenze, attratte da quell’immenso mercato e nondimeno dagli enormi e preziosi giacimenti di materie prime e rare, facciano a gara per insediarvisi ed assicurarsi la benevolenza dei governanti.

La Cina con finanziamenti che la rendono già creditrice del 17% del debito pubblico dell’area subsahariana, gli americani  con accordi commerciali per quasi 15 miliardi di dollari, la Russia molto interessata  ai settori militari e pure l’Europa, la quale da un lato sconta la secolare presenza coloniale, dall’altro è la destinataria prima del riflusso negativo di miseria e di riscatto che si manifesta con  le migrazioni di chi, attraverso internet, può vedere quanto dall’altra parte del mondo si spende per dar da mangiare al gatto di casa. E, intanto, colpi di stato, guerre intestine, interessi tribali sui quali soffiano istituzioni ed aziende d’ogni continente.

Meloni dice di voler impostare un modello di “collaborazione, sviluppo e partenariato paritario”  come il governo ha definito gli interventi avviati con la legge intitolata  a Enrico Mattei ,“grande italiano”. Figlio di un brigadiere dei Carabinieri, Mattei comincia a lavorare a 15 anni e a 19 dirige una ditta con centocinquanta operai. Da partigiano democristiano comanda migliaia di uomini, fa parte del Cln, lo incaricano di liquidare la piccola Agip e la fa diventare l’Eni.

“Chiesi di essere ammesso al consorzio petrolifero dell’Iran con gli americani al 42%, gli olandesi, i francesi. Mi sbatterono la porta in faccia”. Allora trattò da solo con i paesi produttori, da pari a pari e durante la guerra tra Israele ed Egitto per Suez arruolò dei mercenari con tanto di bracciale e sigla ENI per difendere i pozzi. Stabilì rapporti privilegiati coi paesi produttori, diventando il nemico numero uno delle Sette Sorelle, le principali compagnie petrolifere del mondo

Nel 1962, a 56 anni, cadde col suo aereo nel cielo lombardo. Si parlò e si parla di sabotaggio, mafia ed altro. La moglie del pilota raccontò che Mattei aveva mostrato al marito delle lettere speditegli dall’Algeria nelle quali era scritto che la sua fine sarebbe avvenuta sull’apparecchio.

Di specchiata onestà nella vita privata, fu incontenibile come uomo di potere per il quale i partiti erano taxi da prendere per fare però l’interesse dello Stato. Di cui era servitore ed in qualche modo padrone, facendo più dei partiti stessi la politica estera e quella economica. In tempi di guerra fredda, nel 1972, quando Andreotti, presidente del consiglio, andò in visita a Mosca, si sentì dire da Kosygin: “Per me l’Italia è soprattutto legata alla figura di Enrico Mattei”. 

Ha scritto Montanelli: “le Sette sorelle credettero che Mattei fosse un venditore di tappeti. Sbagliavano.  Era un venditore di sogni”. Anche quello di vedere un presidente del consiglio di ascendenza politica profondamente diversa richiamarsi a lui che, partigiano col nome Marconi, fu pure arrestato dalla polizia della Repubblica di Salò.

Renzo Trappolini


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