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Minacciavano e pestavano chi non pagava debiti per droga, 11 arresti anche a Viterbo

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Viterbo – Rapine, spaccio, sequestro per estorsione e riciclaggio di denaro, 11 arresti. È l’esito di un’operazione congiunta fra carabinieri e polizia, che oltre alla provincia di Viterbo ha interessato anche Roma e Frosinone.


Polizia e carabinieri - Gli arresti


I carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Roma e gli agenti della polizia del primo distretto Trevi Campo Marzio hanno ricostruito l’attività di un gruppo che agiva in modo violento nella riscossione dei crediti per droga.

“Dalle prime luci dell’alba – si legge nella nota del comando provinciale dei carabinieri di Roma -, nelle province Roma, Viterbo e Frosinone, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Roma e gli agenti della polizia di stato del I distretto Trevi Campo Marzio stanno dando esecuzione a un’ordinanza, emessa dal gip del tribunale di Roma su richiesta della locale direzione distrettuale antimafia della procura di Roma, che dispone misure cautelari nei confronti di 11 persone, gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di estorsione, riciclaggio di denaro, spaccio di sostanze stupefacenti”.

Le indagini erano iniziate nel 2022, seguendo la pista del debito contratto da un consumatore di sostanze stupefacenti con pusher in zona Cinecittà, nella capitale. Non riuscendo più a restituire il denaro, l’uomo avrebbe subito minacce e violenze da parte dei suoi creditori, fino a quando ha deciso di denunciare tutto. “In particolare – spiega ancora la nota -, l’attività d’indagine, durata oltre un anno, ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in ordine all’esistenza di un gruppo criminale, operante nel quartiere romano di Cinecittà, di cui farebbero parte gli indagati e di documentare come questi ultimi fossero soliti operare delle violente ritorsioni nei riguardi degli acquirenti di droga morosi. Sono stati raccolti elementi indiziari per cui in alcuni episodi le vittime venivano trasportate all’interno delle abitazioni di alcuni sodali ove venivano percosse e minacciate con una pistola puntata alla tempia al fine di obbligarle a effettuare i pagamenti, anche attraverso bonifici bancari. Talvolta, poiché si era esaurito il “plafond” giornaliero presso la banca, venivano sequestrati e malmenati tutta la notte, in attesa di poter effettuare altri bonifici il mattino seguente.

Nei casi in cui non riuscivano a ottenere il denaro preteso, le minacce venivano estese anche ai familiari dei malcapitati”.

Polizia e carabinieri


Gli inquirenti hanno scoperto un gruppo che, stando a quanto ricostruito, agiva in modo violento pure verso i familiari delle persone che non riuscivano a pagare, pretendendo addirittura pagamenti via bonifico bancario. Attraverso l’analisi del flusso di 300mila euro di denaro che era stato estorto, gli investigatori sono riusciti a identificare tutti i beneficiari dei bonifici bancari.

Il gruppo riciclava e reimpiegava il denaro che dai conti correnti poi era trasferito ad altri beneficiari, o con altri bonifici o attraverso prelievi di contante.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
 

 


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