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Nei guai per mezz’etto di hashish a casa del “parrucchiere” della madre…

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Polizia - Immagine di repertorio

Polizia – Immagine di repertorio

Luigi Mancini

Luigi Mancini

Viterbo – (sil.co.) – Quattro anni fa un ventenne viterbese è finito nei guai in seguito al ritrovamento di circa mezz’etto di hashish pari a un totale di oltre 6600 dosi a casa del “parrucchiere” della madre. 

Condannato il 24 maggio 2021 a un anno e mezzo di reclusione e 4mila euro di multa in primo grado per spaccio il giovane, un 23enne incensurato residente a Bagnaia, è stato assolto la settimana scorsa con formula piena in appello.

Imputato un ragazzo finito nei pasticci in pieno lockdown, il 15 aprile 2020, quando la squadra mobile nel corso di una operazione antidroga sequestrò nell’abitazione di un dominicano 451,5 grammi di hashish, pari a 6514, 242 dosi nonché altri 6,5 grammi della stessa sostanza pari a 125, 632 dosi, oltre a un bilancino di precisione.

La polizia, in seguito a una soffiata, si presentò a casa del dominicano che, in quel momento, era intento a tagliare i capelli alla madre del 23enne. Secondo le informazioni, in quell’appartamento la polizia avrebbe rinvenuto sostanza stupefacente. 

E così fu. Su un tavolo dell’appartamento del “parrucchiere” erano appoggiati 460 grammi di hashish e un bilancino di precisione. Lo stupefacente era suddiviso in cinque panetti e due frammenti, contenenti complessivamente circa 166 mg di principio attivo Thc da cui sarebbe stato possibile ricavare, in base alla analisi, circa 6.630 dosi singole. 

Secondo l’accusa l’hashish sarebbe stato detenuto ai fini di spaccio dall’imputato, un ragazzo incensurato che all’epoca non aveva ancora compiuto venti anni.

Condannato a un anno e mezzo in primo grado, con sospensione della pena, il 23enne, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, è stato ora assolto dalla corte d’appello di Roma con la formula “perché il fatto non sussiste” a distanza di quattro anni. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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