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Nuove rivelazioni sul santone, dal “decalogo del maestro Lino” per gli adepti alle torte con “angeli&demoni” per i bimbi

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Acquapendente – Santone di Acquapendente, dalle decorazioni con “angeli&demoni” delle torte per bambini al “decalogo liniano” per indottrinare gli adepti. Tra le sorprese dell’udienza di ieri del processo a Pasquale Gaeta, spiccano i disegni a sfondo satanico-sessuale della pasticceria per i bambini e il “decalogo liniano”, ovvero il decalogo del maestro Lino per indottrinare i suoi discepoli, cui vengono impartite anche indicazioni di tipo sessuali, come gli esercizi di contrazioni pelviche, chiamati con una sorta di linguaggio-codice, un gergo per gli adepti della setta Qneud (Questa non è una democrazia).


Il santone Pasquale Gaeta, alias maestro Lino, in tribunale

Il santone Pasquale Gaeta, alias maestro Lino, in tribunale


Il “decalogo liniano” fa parte di un faldone prodotto dalla pm Paola Conti, frutto della perizia affidata dalla procura al consulente Mauro Profili, che ha passato al setaccio i dispositivi dell’imputato e di una delle due presunte vittime, la figlia trentenne di Virginia Melissa Adamo, la mamma che con la sua denuncia ai carabinieri della compagnia di Montefiascone ha dato il via alle indagini entrate nel vivo a febbraio 2019.

 “Ho trovato oltre 150mila file in oltre cinquemila cartelle, tra questi il cosiddetto ‘Decalogo Liniano’, una serie di file per indottrinare gli allievi, con indicazioni anche sessuali, come il ‘multi mantra’, esercizi consistenti in contrazioni pelviche”, ha riferito il consulente della dottoressa Conti al difensore Domenico Gorziglia e all’avvocato di parte civile Vincenzo Dionisi.

Dionisi ieri era in aula anche per i colleghi che assistono la seconda vittima, una musicista di Bologna, nonché l’ordine degli psicologi del Lazio per l’accusa di esercizio abusivo della professione. Sul fronte “allieve”, il sessantenne d’origine campana è invece imputato di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia.

Ma durante l’udienza davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi è emerso anche dell’altro. Nel corso dell’audizione di un commerciante 44enne del paese, il teste ha raccontato di avere accompagnato 2-3 volte la figlia di Virginia Melissa Adamo a portare la spesa a casa del maestro Lino, alla presenza anche della moglie.

Ebbene, l’imputato gli avrebbe mostrato dei disegni inquietanti, custoditi in una cartellina, dicendogli che voleva proporli in pasticceria come guarnizioni per le torte per i bambini. “Erano disegni fuori luogo, macabri, a sfondo sessuale, dove c’erano bambini nudi e diavoli. Non ci sono più tornato”, ha spiegato, descrivendo l’imputato “con la barba lunga e sporca e vestito sempre con delle tuniche come gli arabi”.

Il 42enne ha quindi detto “la comandava a bacchetta”, riferendosi ai rapporti con la presunta vittima, la figlia che Virginia Melissa Adamo ritiene “plagiata”, che anche durante l’incidente probatorio ha negato di essere tale. “Era sottomessa. Lui le diceva ‘fai questo, fai quest’altro’ e lei ubbidiva, se le facevo delle domande non mi rispondeva”, ha spiegato. “Quando lei lavorava al bar, l’ho vista con dei lividi e dei piccoli tagli sulle braccia, ma non so a cosa fossero dovuti, magari si era fatta male da sola”, ha proseguito.

Il processo riprenderà il 28 maggio, per sentire due testimoni importanti. i “teatranti” che avrebbero presentato Pasquale Gaeta a entrambe le presunte vittime. Più volte chiamati in causa come persone informate dei fatti, fra un mese potranno riferire la loro versione al processo.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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