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Roma – (sil.co.) – Perseguita una ventenne conosciuta in ospedale, rinviato a giudizio per stalking l’ex buttafuori Daniele Nuomi.
È il 24enne di Pomezia che dallo scorso 21 novembre sta scontando in carcere una condanna definitiva a 16 anni di reclusione per avere stuprato, a fine 2019, una viterbese all’epoca 17enne intercettata nella discoteca dove lavorava, contattata via social e diventata in breve la sua vittima assieme agli ignari genitori cui aveva fatto credere di essere il fidanzato dei loro sogni.
Il nuovo processo a suo carico si aprirà in autunno dopo il rinvio a giudizio di martedì da parte del gup del tribunale di Roma. Parte civile una studentessa lombarda conosciuta al pronto soccorso di un ospedale romano un mese dopo la condanna di primo grado a 16 anni di carcere inflittagli dal tribunale di Viterbo il 28 settembre 2022.
Nuomi, che all’epoca era in libertà vigilata nonostante la condanna per stupro, oltre ad avere violato le misure di sicurezza dell’obbligo di dimora e del divieto di uscire di casa in orario notturno, dopo essere stato dimesso dalla Rems e avere ritrovato la libertà all’inizio di settembre 2022, il successivo mese di ottobre fu denunciato per stalking da una studentessa universitaria fuori sede.
Quest’ultima, una ragazza all’epoca 21enne di Milano, agganciata la notte tra il 10 e l’11 ottobre 2022 al pronto soccorso del policlinico Umberto I di Roma, dove furono entrambi ricoverati, sarebbe stata sedotta e manipolata, come le altre vittime.
Fino a quando lui, che le aveva detto di avere un cancro, non si sarebbe fatto sempre più aggressivo quando lei, non avendo conferma dai sanitari che il suo nuovo amico fosse un malato grave, non ha cominciato a sospettare che non fosse il bel giovane, educato e affabile che aveva creduto. E’ stato così che, facendo una semplice ricerca su Google per nome e cognome, Daniele Nuomi, la 21enne ha scoperto della condanna per stupro, semplicemente leggendo Tusciaweb.
Il 24enne, dottor Jekyll e mister Hyde, sarebbe arrivato a minacciarla: “Ti mando mia sorella che ti pesta come l’uva”.
La sera del 16 ottobre Nuomi, messo alle strette dalla 21enne sulla sua malattia, l’avrebbe incolpata di averlo fatto litigare con la sua fidanzata, per averla invitata a cena – a base di pizza, tramezzini e birra – nello stesso padiglione dell’ospedale dove erano entrambi ricoverati.
“Non sai chi sono io e non sai contro chi ti sei messa, ti faccio pentire di essere venuta a Roma, adesso arriva mia sorella al reparto e ti pesta come l’uva”, l’avrebbe minacciata, confermando davanti alla polizia di essersi innervosito per paura di ripercussioni sulla sua relazione.
L’imputato è difeso dall’avvocato Luigi Mancini del foro di Viterbo.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

