Soriano nel Cimino – Pregiudicato per usura ucciso da un commando armato, sarebbe stata una pistola da donna l’arma del delitto.
Non una semiautomatica, ma un revolver di quelli piccoli da borsetta. Di quelli che stanno in una mano. E che può usare anche un “dilettante”. “Si usa il revolver per non lasciare l’impronta dell’arma”, ha spiegato l’esperto di scene del crimine del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo. È ripreso così ieri il processo ai sei imputati, tre familiari tra cui la vedova e tre pregiudicati, accusati dell’omicidio di Salvatore Bramucci.
Soriano nel Cimino – Omicidio Salvatore Bramucci
Cinque colpi di pistola, quattro dei quali a segno, mentre il primo ovvero quello sparato da più lontano avrebbe potuto essere già mortale. Gli altri a distanza ravvicinata. Tutti esplosi dalla stessa mano e dalla stessa arma. Da un killer che sarebbe stato inizialmente davanti alla Chevrolet Captiva di colore grigio guidata da Salvatore Bramucci.
A spiegare la dinamica (davanti alla corte d’assise e davanti alla vedova, ai cognati e ai tre pregiudicati assoldati secondo il pm Massimiliano Siddi dai familiari, tutti imputati di omicidio volontario pluriaggravato) è stato il maresciallo Francesco Garofano, dal 2012 specialista di scene del crimine del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo, tra i primi ad accorrere sul posto per i rilievi, dopo l’allarme lanciato dai tre ciclisti che per primi si sono imbattuti nella macchina con a bordo il cadavere. In aula la ciclista quarantenne di Vitorchiano che alle ore 8,34 ha dato l’allarme, chiamando 118 e 112.
Il killer ha mirato subito alla faccia. Un colpo diretto al volto, sparato dal sicario da una distanza tra i 50 centimetri e i 4 metri, che ha provocato un foro ovale nel parabrezza anteriore della vettura e che la vittima ha tentato di parare istintivamente portandosi la mano destra davanti al viso, col risultato che ha trapassato da una parte all’altra il pollice destro, da sopra a sotto, andandosi a conficcare nella mascella dopo avere spaccato un molare al pregiudicato 59enne, ucciso a bruciapelo da un gruppo di fuoco verso le 8,20 della mattina di domenica 7 agosto 2022 nelle campagne di Soriano nel Cimino.
L’arma, mai ritrovata, sarebbe stato un revolver da borsetta, “Ruger o Smith&Wesson”, “arma leggera, che si impugna con una mano”, “utilizzabile da chiunque”, “basta mirare e sparare”, caricato con un numero da 5 a 7 di cartucce di grosso calibro, “38 special o 357 magnum”, “blindate, di rame fuori e piombo dentro”. La grande criminalità prediligerebbe pistole in grado di garantire almeno 16 colpi. Un’arma comunque costosa da reperire sul mercato nero, almeno sui cinquemila euro. Che per l’appunto non lascerebbe “impronte”.
Il sicario ha poi portato a termine il lavoro, portandosi sul lato sinistro della vettura e sparando gli altri quattro colpi in rapida successione, come confermato dall’agente penitenziario che abita a poche decine di metri dal luogo del delitto e che ha sentito gli spari in diretta. “Sono un poliziotto e sono anche un cacciatore – ha detto – ho capito subito che non era un’arma da caccia, ma ho pensato a qualcuno che avesse sparato ai cinghiali, un primo colpo, poi altri due e altri ancora in rapida successione, quindi uscendo mi sono imbattuto nei ciclisti e ho riconosciuto il cadavere, perché avevano conosciuto Bramucci per motivi di lavoro, quando era ricoverato al reparto di medicina protetta dell’ospedale di Belcolle”,
Gli spari hanno mandato in frantumi il finestrino di guida. Quattro hanno centrato Bramucci, due lo hanno raggiunto sul viso, come rilevato dall’autopsia condotta dal medico legale Elisabetta Baldari, mentre un proiettile inesploso ha colpito il sedile passeggero. La vittima è stata ritrovata col capo chino sul torace, i pugni chiusi ma larghi, le gambe spostate verso sinistra e i piedi non sui pedali. Era innestata la prima, l’auto era spenta e il quadro accesso. Secondo il maresciallo Garofano la vittima si era fermata o stava per fermarsi per immettersi dalla strada bianca di via degli Orti e la strada asfaltata del quadrivio di campagna prossimo alla provinciale della Molinella. Circa 160 le foto scattate sulla scena del crimine acquisite dalla corte d’assise presieduta dal giudice Francesco Oddi, a latere Jacopo Rocchi.
Silvana Cortignani
A partire da sinistra dall’alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

