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Si scagliò contro la penitenziaria, prescrizione per il boss della mafia garganica Armando Libergolis

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Viterbo – (sil.co.) – Un paio di mesi fa è stato trasferito nuovamente al “Nicandro Izzo” di Viterbo dal carcere dell’Aquila il ”capo dei capi” della mafia garganica Armando Libergolis, dal 2011 in regime di 41 bis. Libergolis, 49 anni, è il boss diventato papà mentre era detenuto a Viterbo. Nel 2014 fu il primo in regime di carcere duro a ottenere la procreazione assistita. Ieri, nel frattempo, è stato dichiarato prescritto il processo in cui era imputato per una vecchia aggressione alla polizia penitenziaria di Mammagialla.


Il carcere di Mammagialla - Nel riquadro Armando Libergolis

Il carcere di Mammagialla – Nel riquadro Armando Libergolis


Il ritorno a Mammagialla è emerso ieri, quando il previsto collegamento video tra il tribunale di Viterbo e la casa circondariale abruzzese è saltato proprio in seguito alla mancata comunicazione del ritorno al 41 bis nella Tuscia del boss, sotto processo per violenza o minaccia a pubblico ufficiale nel capoluogo, perché nel 2016 avrebbe dato in escandescenze, scagliandosi contro la polizia penitenziaria.

Reati datatissimi, risalenti a otto anni fa, per i quali ieri il giudice Roberto Migno ha dichiarato la prescrizione, senza nemmeno ascoltare il previsto testimone, un penitenziario venuto apposta dal carcere dell’Aquila. L’udienza, che ha rischiato di slittare per la mancata traduzione del detenuto, ha potuto essere celebrata in quanto Libergolis, contattato dalla difesa, ha rinunciato a presenziare, per cui la prescrizione è stata formalizzata in sua assenza. 

L’anno scorso la cassazione ha confermato a Armando Libergolis il 41 bis, perché “persistente il pericolo di mantenimento dei collegamenti del boss con la consorteria mafiosa di riferimento” e “concretamente in grado, nonostante il regime più severo in atto, di mantenere contatti con il sodalizio”. 

Il detenuto, capo del clan dei montanari Libergolis-Miucci-Lombardone, aveva presentato ricorso contro l’ordinanza dell’ottobre 2022 con cui il tribunale di sorveglianza di Roma aveva confermato il decreto del 16 dicembre 2021 ministero della giustizia con cui veniva prorogato per altri due anni il regime del carcere duro.

Accusato anche di un omicidio, nel 2009 fu condannato a 27 anni di carcere nel maxi processo “Iscaro-Saburo” che certificò per la prima volta l’esistenza della mafia sul Gargano.


Articoli: No al boss della mafia garganica, voleva scambiare oggetti in carcere senza chiederlo il giorno prima – Dà in escandescenze al 41 bis, a processo boss della Sacra corona unita – Boss diventa papà grazie alla procreazione assistita


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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