Soriano nel Cimino – Grazie al Gps installato sulla Smart a noleggio, è stato possibile stabilire la dinamica dell’omicidio di Salvatore Bramucci, il pregiudicato ucciso a colpi di pistola da un commando armato la mattina di domenica 7 agosto 2020 nelle campagne di Soriano nel Cimino. Delitto di cui sono accusate di essere mandanti e pianificatrici le sorelle Benedetta e Sabrina Bacchio, rispettivamente moglie e cognata della vittima. Sulla scena del crimine, al momento dell’efferato delitto, ci sarebbe stata soltanto una vettura. La Giulietta grigia rubata due mesi prima a un pregiudicato di Ronciglione che l’aveva lasciata aperta con le chiavi sul quadro in piazza Matteotti a Ronciglione. A dirlo l’impianto satellitare della Smart a noleggio.
Omicidio Bramucci – Nel riquadro, da sinistra in alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci
La ricostruzione di quanto avvenuto sulla scena del crimine è toccata durante l’udienza fiume di ieri al colonnello Marcello Egidio, fino al 5 dicembre 2022 al comando del nucleo investigativo dei carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Massimiliano Siddi nelle indagini sfociate nei sei arresti e altrettanti imputati di omicidio pluriaggravato in concorso nell’ambito del processo ripreso davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo.
È stato Egidio a spiegare come abbiano agito, una volta giunti sul posto, i sicari venuti a Soriano nel Cimino da Roma con due auto appaiate, una Smart “forfour” bianca a noleggio e una Giulietta grigia rubata la notte tra il 18 e il 19 giugno di due anni fa a un pregiudicato di Ronciglione. “Hanno oltrepassato il punto dell’agguato, dopo di che la Smart è rimasta posizionata in località La Sanguetta, a circa tre chilometri e mezzo dal luogo del delitto, fino a dopo l’omicidio di Bramucci. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, la Giulietta è quindi ripartita per l’agguato mortale a Bramucci e tornata in strada Sanguetta, da dove le vetture sono ripartite insieme per Roma”.
Una sola auto, insomma, secondo la procura, sulla scena del crimine al momento dell’omicidio. Ma la difesa ha fatto notare come a bordo della Giulietta, poi abbandonata strada facendo, non siano state rinvenute tracce biologiche riconducibili ai presunti sicari Tonino Bacci e Lucio La Pietra. La difesa di La Pietra, in particolare, ha sottolineato come la presenza di La Pietra non sia confermata nemmeno dalle immagini delle telecamere lungo il percorso.
Non ha dubbi l’accusa che, in base a quanto emerso dai telefoni cellulari, ha ricostruito come l’agguato a Bramucci fosse stato già predisposto il 17 luglio, il giorno dopo che il tribunale di sorveglianza aveva anticipato dalle 9 alle 8 il permesso di uscita dai domiciliari per Bramucci.
Mancava solo la macchina, il cui noleggio, secondo quanto riferito da Bacci a Sabrina Bacchio, sarebbe stato rinviato il 19 luglio a causa dello sconforto di tutto Ponte di Nona per la morte del 22enne d’origine rom Nicholas Orsus Brischetto, in un incidente stradale sul grande raccordo anulare mentre viaggiava a 300 chilometri all’ora, alla guida di un’Audi R8, un bolide da 570 cavalli, mentre si stava filmando. Un evento, come ha ricordato il pm Siddi, che ha avuto eco nazionale, anche per i funerali celebrati in stile nomade e il gigantesco murale in suo onore sull’intera facciata di un palazzo fatto poi cancellare dalla pubblica amministrazione.
L’agguato mortale è così slittato, di data in data, fino a domenica 7 agosto. Della pistola a tamburo mai rinvenuta ha parlato il luogotenente Daniele Indelicato del Ris di Roma. “Un revolver forse a canna corta, che potrebbe essere da borsetta, del peso di 600-700 grammi, meno di un chilo”, ha detto, spiegando che in base all’indagine tecnico-balistica sui cinque proiettili esplosi contro Bramucci, quattro dei quali rinvenuti nel cadavere e uno conficcato nel sedile dopo esserne uscito, non è stata trovata corrispondenza nella banca dati Ibis in vigore da 23 anni che censisce le armi usate per commettere dei crimini. Un’assenza sottolineata dagli avvocati di Bacci, Giancarlo Costa e Chiara Fiore, che in base alla testimonianza l’hanno definita “arma vergine”, chiedendo quanto possa costare reperirne una del genere sul mercato clandestino. Qualcuno ha riferito che potrebbero bastare 300 euro.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
