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Un allevamento intensivo di polli vicino al Bagnaccio

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Viterbo – Allevamento intensivo di polli vicino al Bagnaccio.


Viterbo - Comune - Terza commissione

La terza commissione


La richiesta degli imprenditori agricoli è ok, ma la zona termale e la vicinanza anche con altre strutture, ieri mattina ha fatto battibeccare in terza commissione (Urbanistica). Pratica rinviata.

Si tratta di un Pua (Piano urbanistico attuativo) per un impianto agrifotovoltaico. Sotto alle strutture per produrre energia, realizzeranno spazi per l’allevamento intensivo. Finora, un tipo di progetto che ha interessato più che altro Grotte Santo Stefano e dintorni.

La pratica non presenta problemi, la zona oltretutto è agricola, ma si tratta di un’area che l’amministrazione intende rilanciare col termalismo. Per questo, l’assessore Emanuele Aronne (Urbanistica) ha suggerito di prendere tempo e approfondire, con il consenso dei consiglieri. Seppure con qualche distinguo.

“Il puntonon è la cubatura, ma l’uso – spiega Aronne – si trova a due chilometri dal Bagnaccio e a un chilometro e 700 metri dall’Oasi, in linea d’aria. Di solito le pratiche Pua passano normalmente, ma ritengo che in questo caso possiamo prenderci un po’ di tempo, trovandosi praticamente dentro la città e in una fascia termale”. Termale di fatto ma non di nome. Lo diventerà solo con una variante urbanistica. Auspicata, ma finora mai concretizzata.

Che sia una pratica corretta sotto il profilo tecnico non esime la politica da valutazioni che le sono proprie.


Viterbo - Comune - Terza commissione


“Il contesto – spiega Alvaro Ricci (Pd) – nell’immediata periferia della città, ci lascia perplessi e poi due chilometri di distanza dal Bagnaccio e in zona Francigena, non so questo tipo d’attività quanto possa essere coesistere col resto. Il consiglio comunale deve dare una deroga, ma non può limitarsi alla mera compatibilità urbanistica.

Nulla contro questi imprenditori agricoli che vanno sostenuti, avendo avuto coraggio d’investire, ma da quelle parti è previsto uno sviluppo termale. Non c’è solo il Bagnaccio o l’Oasi, ma il Bacucco e il laghetto dei fanghi”.

Luisa Ciambella (Per il Bene comune) concorda sull’intenzione di preservare l’area, ma se la richiesta è in regola e non ci sono strumenti adeguati cui appigliarsi, c’è poco da fare.

“C’è un imprenditore che investe in agricoltura – dice Ciambella – ed è sempre una cosa positiva, soprattutto in questo periodo dove normalmente si tende a vendere i terreni per sottrarli all’agricoltura. Per il futuro sviluppo termale dell’area, che ritengo prioritario, occorre però una variante, che io farei anche oggi ma che a ora non esiste e quindi non può essere votata.

Se la pratica è stata perfezionata, come ci è stato detto e non ci sono strumenti per evitare quest’insediamento, attenti a non ledere diritti legittimi di chi in virtù di una zona agricola da piano regolatore, peraltro senza vincoli, ha deciso di investire”.

Pure Andrea Micci (Lega) si chiede quale potere abbiano i consiglieri per fare fronte a questa proposta, mentre Federico Tonnicchi (Viterbo 2020) sa che a due chilometri di distanza dal punto dove dovrebbe sorgere l’impianto, esiste un altro allevamento intensivo. Non crea problemi, mai sentito odori.

“Siamo in zona agricola – ribatte Aronne – noi ci occupiamo della cubatura, non entriamo nel merito di altri aspetti come gli odori, considerazioni che esulano dal contenuto della delibera”. Ma l’area è sensibile e Alessandra Troncarelli (Pd) ritiene comunque giusto fare un discorso a tutto tondo.

“Questo insediamento – è la preoccupazione di Aronne – potrebbe essere avamposto per altri che poi arrivano”. E addio zona termale.

Passato, invece un altro Pua, per realizzare un capannone per derrate e mezzi agricoli, grande 34 metri per 12. L’altro dovrà attendere.

Giuseppe Ferlicca


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