Viterbo – Cena con minacce a casa Bruzziches, accuse “rinforzate” per Chiara Frontini e Fabio Cavini. Si apre con un capo d’imputazione più “pesante” l’attività della procura guidata dal magistrato Paolo Auriemma volta a sfociare nella richiesta di rinvio a giudizio davanti al gup per la sindaca e il marito, indagati per minaccia a corpo politico in concorso.
Chiara Frontini con Fabio Cavini
Accuse rinforzate, esplicitando, con maggiore dovizia di particolari, all’interno del 415 bis, come e perché sia da ritenersi “estesa” all’intero organo collegiale, oltre che al singolo componente, la presunta “minaccia a corpo politico” ai danni dell’ex consigliere di maggioranza Marco Bruzziches e della moglie Anna Maria Formini, durante la famosa cena “registrata” del 26 settembre, a casa loro, su richiesta “conviviale” dei coniugi Cavini.
I pubblici ministeri Massimiliano Siddi e Chiara Capezzuto, poco dopo il rigetto della richiesta di giudizio immediato del 30 aprile, hanno predisposto a carico della coppia un capo d’imputazione “arricchito”, nell’ambito del previsto avviso di fine indagini preliminari che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
Era lo scorso 21 dicembre quando Bruzziches, decidendo di sporgere denuncia, ha clamorosamente rinunciato in consiglio comunale alla delega al patrimonio, dimettendosi anche dalla seconda commissione e dalla maggioranza, pochi giorni prima di Natale, parlando di fatti gravi accaduti a lui e alla sua famiglia.
Viterbo – Da sinistra: il pm Massimiliano Siddi, il procuratore capo Paolo Auriemma e la pm Chiara Capezzuto
Tra le frasi incriminate, una su tutte: “Non siamo dei principianti, se io voglio fare male, capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole e poi vado a colpire quella persona”. Ma Cavini, che le avrebbe pronunciate durante la cena, si sarebbe spinto anche oltre: “Purtroppo io sono la sua anima nera ed è per questo che sono molto odiato, perché a volte devo fare delle cose anche molto brutte”.
Una sorta di dire a nuora perché suocera intenda, secondo l’ipotesi accusatoria, bastando per concretizzare il reato di minaccia a un intero corpo politico che la condotta riguardi un solo elemento, con l’obiettivo di tutelarne la libertà di autodeterminazione, “fissando la soglia del penalmente rilevante già in relazione alla direzione della condotta verso un obiettivo che non è necessario sia concretamente realizzato”.
Il sindaco Frontini, convocata lo scorso 4 aprile in procura con il suo avvocato per essere interrogata sui fatti nelle vesti di indagata, un atto che vale come informazione di garanzia, si è avvalsa della facoltà di non rispondere, rilasciando spontanee dichiarazioni per dirsi innocente e presentando una memoria.
La condotta, nello specifico dell’articolo 338 del codice penale, può consistere nell’usare violenza o minaccia nei confronti del soggetto passivo, “finalizzate ad impedirne o anche più semplicemente a turbarne l’attività”. Il turbamento, in particolare, fa riferimento alla produzione di “condizioni oggettive o soggettive tali da alterare il normale svolgimento dell’esercizio delle funzioni”.
Viterbo – Letizia Chiatti e Marco Bruzziches
La conversazione, secondo la versione diffusa dalla stessa parte offesa lo scorso 12 marzo, si sarebbe focalizzata sulle problematiche sollevate da Bruzziches circa la gestione della delega al patrimonio, “ma soprattutto su quali fossero i rapporti con la consigliera Letizia Chiatti, più volte descritta dai coniugi Cavini come la nemica numero uno della maggioranza”.
Il comportamento intimidatorio, “pure contenuto in un’espressione allusiva”, in base all’articolo 338 del codice penale, che prevede la reclusione da uno a sette anni, deve essere idoneo ad incutere il timore di subire un danno ingiusto, “con riguardo alle circostanze di fatto e al contesto socio-ambientale, per cui anche semplici raccomandazioni o sollecitazioni possono assumere un significato fortemente minaccioso”.
“La Chiatti adesso è nella fase in cui riflettiamo, perché se lei non fa danni noi non reagiremo”, avrebbe detto Cavini senza sapere di essere registrato. Due mesi e mezzo prima, il 5 luglio 2023, Letizia Chiatti si era dimessa da presidente del consiglio. Durante il consiglio comunale dello scorso 15 febbraio, invece, ha ufficializzato la sua uscita dal gruppo di Viterbo 2020. Fatto sta che in meno di due anni la maggioranza è passata da 20 consiglieri a 18 e l’opposizione da 12 a 14.
E ancora, sempre Cavini, usando singolare e plurale:“Mi devo sempre preoccupare per il domani è uno dei miei compiti e il domani è la tutela della maggioranza, prima di Chiara poi della maggioranza. Allora io, noi quando vogliamo colpire, o abbiamo qualcosa, o la inventiamo. Ora proprio come fare non te lo dico e questo lo facciamo in casi estremi”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


