Soriano nel Cimino – Bramucci agli assassini: “Annamo daje, oh”. Al momento dell’agguato mortale, alle 8,20, in base agli accertamenti tecnici sul cellulare, stava chiamando al telefono la moglie, quando si sarebbe trovato davanti la macchina dei killer, commentando a voce alta “annamo daje, oh”, nello stesso istante che il sicario gli sparava il primo colpo in piena faccia. Ora le difese di Tonino Bacci e Lucio La Pietra, i presunti killer arrestati per primi, un mese dopo il feroce omicidio, chiedono di ascoltare in aula quella che considerano essere la “fotografia fonica del momento del delitto”. Lo hanno chiesto alla corte d’assise all’udienza del 29 aprile.
Il parabrezza dell”auto di Bramucci e nel riquadro Tonino Bacci, uno degli arrestati
Come è noto, Bramucci prima di morire avrebbe fatto forse in tempo a guardare il killer negli occhi. Il primo colpo di pistola, infatti, è quello sparato da davanti la macchina di cui era alla guida, dopo di che il sicario si sarebbe spostato sul lato conducente, sparando gli altri quattro colpi, il primo dei quali ha mandato in frantumi il finestrino che era evidentemente chiuso.
Nell’istante stesso in cui veniva attinto dal primo sparo, Bramucci sarebbe stato al cellulare, tentando di chiamare la moglie, che non ha risposto, per cui è partita la segreteria telefonica e ciò che stava dicendo nel frattempo la vittima è stato registrato. Non è chiaro se sul cellulare della vittima o su quello della vedova, oppure su entrambi, ma quel tentativo di telefonata è stato registrato.
Erano le ore 8, 20 minuti e 45 secondi quando Bramucci, mentre era al cellulare, avrebbe incontrato un ostacolo che gli impediva la marcia, secondo l’accusa “verosimilmente individuabile nell’autovettura condotta dagli autori dell’agguato mortale”, pronunciando la famosa frase “annamo daje, oh” prima di essere trapassato al pollice della mano destra che avrebbe alzato istintivamente per difendersi dal proiettile che gli si è poi conficcato nella guancia sinistra dopo avergli fatto saltare un dente molare. Un colpo non mortale, quello sparato da davanti che ha fatto un buco nel parabrezza del fuoristrada della vittima, freddata pochi istanti dopo dal lato guida.
I difensori Giancarlo Costa e Chiara Fiore, che assistono il presunto sicario Tonino Bacci, seguiti dall’avvocato Antonio Rucco che assiste Lucio La Pietra, hanno chiesto al riguardo di ascoltare in aula l’audio di quella telefonata la cui registrazione considerano “una fotografia fonica del momento del delitto”: “Chiediamo che vengano esaminati davanti alla corte d’assise entrambi i telefoni, di Bramucci e della moglie. Vogliamo sentirne il sonoro, per capire se si possano individuare altri rumori di fondo significativi al fine della ricostruzione dell’omicidio”.
Il delitto, come si ricorderà, è stato consumato a breve distanza dall’abitazione della vittima in una zona di campagna del comune di Soriano nel Cimino, per l’appunto Contrada Madonna di Loreto, situata tra la strada provinciale 60 (Sanguetta) e la provinciale 61 (Molinella), collegate tra di loro unicamente dalla strada vicinale denominata Basso della Campana.
Salvatore Bramucci e la moglie Elisabetta Bacchio
Bramucci si sarebbe trovato davanti soltanto la Giulietta grigia, con a bordo l’assassino, rubata a giugno a un pregiudicato di Ronciglione, mentre la Smart sarebbe rimasta a circa tre chilometri e mezzo di distanza in località Sanguetta. Sulla vettura però non sono state trovate tracce biologiche riconducibili né a Tonino Bacci, né a Lucio La Pietra.
Nel frattempo, si è parlato ancora poco al processo del ruolo della vedova di Salvatore Bramucci, Elisabetta Bacchio, accusata con la sorella Sabrina di essere mandante e pianificatrice dell’esecuzione del marito, ucciso in un agguato a colpi di pistola da un commando armato la mattina di domenica 7 agosto 2022.
Un delitto premeditato, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri coordinati dal pm Massimiliano Siddi. Caratterizzato fin dal primo momento da innumerevoli tentativi di depistaggio, tra cui il tentativo di addossarne in qualche modo la responsabilità alla figlia Mascia, la 37enne nata dal primo matrimonio del pregiudicato 58enne di Soriano nel Cimino, parte civile al maxiprocesso contro i sei imputati e sempre presente in aula a tutte le udienze.
“La negativa personalità di Elisabetta Bacchio – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Rita Cialoni, notificata alla donna il giorno dell’arresto, lo scorso 26 settembre, oltre un anno dopo il delitto – emerge altresì dalle strumentali accuse rivolte nei confronti di Mascia Bramucci, laddove così riferiva: ‘Sono portata a pensare che Mascia fosse legata a Salvatore anche per questioni riguardanti le sue attività di usura. Dico questo perché Mascia fa una vita che definisco ‘da nababbo’. È sempre vestita con abiti firmati, ha avuto diversi interventi estetici eppure non svolge alcuna attività lavorativa; al riguardo Salvatore quando andavo in argomento mi diceva di farmi gli affari miei”.
Secondo l’accusa, Elisabetta Bacchio, sentita dai carabinieri il giorno di Ferragosto di due anni fa, una settimana dopo l’omicidio del marito, avrebbe tentato di insinuare negli investigatori il sospetto sulla responsabilità dell’omicidio nei confronti dei soggetti coinvolti nelle illecite attività del marito.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

