L’associazione sportiva football africani (Asfa)
Viterbo – “Lo stadio Rocchi datelo a noi”. Goze Arlem, Mamah Ridwane, Guireu Traboue, Landing Trawally. Poi, Sekou Kanoute, Yvane Romeo Zamble Bi Tah, Kamil Husseini, Karim Tchadjobo. Infine Bahi Bouabre. La prima squadra di calcio di soli africani nata a Viterbo. Nata spontaneamente. Tra chi si è conosciuto sui campi e sui cantieri, tra terra e impalcature.
Il nome della squadra: Asfa, associazione sportiva football africani. Una potente pagina di storia.
Viterbo – L’associazione sportiva football africani (Asfa)
L’altro giorno davanti ai cancelli di via della Palazzina, chiusi da più di un anno. Dove tutto sta andando in malora e una soluzione sembra lontana. Fuori da quei quelli cancelli c’è invece chi ha voglia di giocare, ma non ha un posto dove farlo. La fotografia all’ingresso del Rocchi è un modo per attirare l’attenzione su un’esigenza che è invece reale.
L’altro giorno erano in nove, ma in tutto sono 32. Gambia, Togo, Senegal, Nigeria, Costa D’Avorio. Immigrati. Operai: braccianti e muratori. Tra i 25 e i 30 anni. Chiedono soltanto una cosa. Un campo dove giocare e sfidare chiunque ne abbia voglia. Qualsiasi campo, dove potersi allenare.
Viterbo – Mamah Ridwane dell’Asfa
“Di giorno lavoriamo in campagna o nei cantieri – spiega Mamah Ridwane -. Nel pomeriggio veniamo invece ad allenarci. Prima andavamo al campetto del Pilastro, accanto al parco Peppino Impastato. Adesso il campetto non c’è più. Stanno facendo dei lavori. Cerchiamo un posto dove allenarci, dando tutta la nostra disponibilità a collaborare per la gestione dell’impianto. Abbiamo anche giocato contro alcune squadre della provincia”.
Viterbo – L’associazione sportiva football africani (Asfa) davanti allo stadio Rocchi
Tempo libero che diventa tempo liberato. Il calcio come modalità per rivendicare il contesto urbano. Il calcio e le questioni sociali che sempre si porta appresso. Un sport capace di veicolare le rivendicazioni, come alle origini, di una nuova umanità proletaria che innanzitutto spazio. E spazi in cui potersi esprimere.
Viterbo – Lo stadio Rocchi visto dall’alto
Un’umanità che chiede di vivere la città. Presupposto dell’essere cittadino. Indipendentemente dalle forme, che invece vengono ingiustamente negate.
Arlem, Ridwane, Traboue, Trawally, Kanoute, Zamble Bi Tah, Husseini, Tchadjobo, Bouabre. Una richiesta che va oltre loro e porta con sé quelle di altri ancora. Una richiesta che dice di una forza, quella delle cose. Le cose che cambiano. Anche nella città dei papi.
Viterbo – Il campo del Pilastro dove si allenava l’associazione sportiva football africani
“Siamo tutti lavoratori, tutti operai – conclude Mamah Ridwane -. Alcuni vengono a Viterbo per allenarsi anche da fuori provincia, perché dove abitano non c’è nemmeno la possibilità che prima ci offriva il campo del Pilastro. Chilometri in macchina, per ritornare la sera e svegliarsi la mattina per andare al lavoro. Veniamo tutti dall’Africa. Tutti immigrati. Le difficoltà che abbiamo vissuto e che viviamo sono tante. Tanta la fatica. Altrettanta, però, la speranza. Attorno alla nostra squadra ruotano le vite di oltre 30 persone. E un campo di calcio dove allenarci e giocare significherebbe molto. Significherebbe tanto”.
Daniele Camilli
Fotogallery: L’associazione sportiva football africani




