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Viterbo – (sil.co ) – Mafia turca, salgono a venti gli arrestati in carcere.
Si tratta di “banda armata con finalità terroristiche”, secondo l’ordinanza che ieri ha confermato la custodia cautelare in carcere dei due connazionali del boss Baris Boyun fermati il 22 maggio, comparsi nel pomeriggio davanti al gip Giuseppe Coniglio del tribunale di Civitavecchia che, convalidando l’arresto, ha disposto che restino detenuti a Mammagialla, rinviando gli atti per competenza a Milano.
Si tratta di due turchi di 25 e 36 anni, Dogu Kaan Duzgun e Ersin Autekin, difesi dall’avvocato Angelo Di Silvio. Sono indagati a vario titolo per i gravi reati di associazione per delinquere, terrorismo, traffico di armi e droga, l’omicidio di Berlino del 10 marzo di cui fu mandante il boss, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, col trasporto il 29 febbraio di irregolari da Milano alla Germania. Il 6 aprile erano in una struttura ricettiva di Vetralla.
C’è poi il sostegno della “lotta armata in Turchia, con finalità terroristiche”, tramite “cellule” e basi logistiche in diversi paesi europei oltre all’Italia, dove prediligono alloggiare in b&b e hotel.
“Militanti della guerra contro il loro paese”, si legge nell’ordinanza, con l’aggravante dello “scorrere delle armi” e della “transnazionalià”, avvalendosi anche di uomini che hanno combattuto in Siria.
“Tutta la Turchia parlerà dei miei uomini, una volta finito, tutti scenderanno per le strade e faremo la guerra”, ha detto mentre viene intercettato Baris Boyun, arrestato mercoledì a Bagnaia, dove era ai domiciliari dal 21 marzo. Si troverebbero invece all’estero una delle due mogli del quarantenne e uno dei “fratelli”, colpiti da mandato di arresto in Italia.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

