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Blitz antiterrorismo, fa scena muta il viterbese “interprete” del boss curdo Baris Boyun

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Mafia turca - A Viterbo la cattura del boss - nei riquadri, da sinistra, Giorgio Meschini, Baris Boyun e Bayram Demir

Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss – nei riquadri, da sinistra, Giorgio Meschini, Baris Boyun e Bayram Demir


Viterbo – Mafia turca, al via ieri la prima tornata di interrogatori. Si è avvalso della facoltà di non rispondere il viterbese Giorgio Meschini.

Il 31enne, unico italiano tra gli arrestati, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, è comparso nel pomeriggio, in collegamento video dal carcere di Mammagialla, davanti al gip Savina Poli e al pubblico ministero Michele Adragna per l’udienza di convalida che si è tenuta a porte chiuse nell’aula di corte di assise del palazzo di giustizia di Viterbo. 

Come detto il 31enne, autista-interprete-tuttofare del sodalizio, che avrebbe usato l’auto della madre per le “commissioni” su tutto il territorio nazionale, ha scelto di non rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari, che come per gli altri si è riservato sulla sua posizione. Il sostituto Adragna ha chiesto la conferma della misura di custodia cautelare concessa dal gip di Milano alla procura meneghina. 


Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun – Il blitz del 22 maggio a Bagnaia


Prima di Meschini era toccato ai due turchi alloggiati presso una comunità di Montefiascone, i quali avrebbero invece risposto alle domande, alla presenza di un interprete.

A Milano i vertici dell’organizzazione, mentre altri due turchi, fermati sul litorale il giorno del blitz, mercoledì 22 maggio, i cui nomi non compaiono tra i 18 raggiunti dall’ordinanza del gip milanese Roberto Crepaldi, sono comparsi davanti al gip Giuseppe Coniglio del tribunale di Civitavecchia, assistiti dall’avvocato Angelo Di Silvio.

Accusati tra l’altro di tentato omicidio – oltre che di associazione per delinquere, traffico internazionale di armi, banda armata e terrorismo – i due fermati sul litorale laziale, che non spiccicherebbero una parola di italiano, sarebbero entrambi di etnia curda, e avrebbero detto di essere venuti in Italia per chiedere asilo. Rifugiati politici insomma. 

Ricapitolando. A parte Meschini, gli altri arrestati nel Viterbese su disposizione del gip di Milano sono tutti connazionali di Baris Boyun. Si tratta di Ahmet Durmus, 37 anni, e Firat Cogalan, 29 anni, residenti a Vetralla; Bayram Demir, 32 anni, residente a Nepi; Caglar Senci, 28 anni, residente a Tuscania; Friki Faith Cancin, 42 anni, e Kerem Akarsu, 24 anni, dimoranti a Montefiascone.

Gli interrogatori proseguiranno anche oggi e nei prossimi giorni. Tra i legali viterbesi, oltre agli avvocati Sicilia e Di Silvio, figurano Samuele De Santis, Francesca Bufalini e Amedeo Centrone. 


Mafia turca - Il boss Baris Boyun e Bayram Demir

Mafia turca – Il boss Baris Boyun e Bayram Demir


Tra i turchi “viterbesi” Bayram Demir. Del 32enne residente a Nepi, in particolare, circola una foto in cui è ritratto con Boyun.

Demir, che si trova sulla sedia a rotelle per un incidente-sparatoria, considererebbe in parte responsabile di quello che gli è accaduto il boss, nonostante continui a lavorare per lui. “Soggetto di sicuro spicco nel gruppo criminale – si legge di lui nell’ordinanza – viene addirittura additato come possibile capo di una fazione avversa a Boyun e con incarichi di rilievo nel gruppo criminale, del quale evidentemente condivide gli obiettivi terroristici”.

È per l’appunto tra coloro che hanno espresso fedeltà a Boyun e ai suoi obiettivi terroristici, “apertis verbis o comunque proteggendone la vita”, nella consapevolezza della caratura criminale del boss e del fatto che lo stesso avesse obiettivi terroristici.

Era tra gli “addetti” al trasferimento e alla sostituzione in Italia di ingenti quantitativi di denaro derivante dalle attività illecite, in particolare dal traffico di droga, estorsioni e armi.

A proposito di armi, lo scorso 28 marzo è stato arrestato sulla A24 all’Aquila con l’accusa di traffico di armi da guerra, in seguito al ritrovamento all’interno del Mercedes Pickup con targa svizzera a bordo della quale viaggiava con altri due connazionali, occultate nel retro del vano porta oggetti, dietro una staffa saldata artigianalmente di guisa da realizzare un doppio fondo, ovvero due pistole semiautomatiche complete di caricatori, per un totale di 27 cartucce calibro 9X19 Luger.

Oltre alle pistole, sono stati sequestrati anche un flacone di spray urticante paralizzante e un giubbotto antiproiettile del tipo “sotto-camicia” di colore nero, in kevlar, suddiviso in due parti rispettivamente per la protezione della parte anteriore e posteriore del corpo. Era di Demir, tra i suoi “bagagli personali”.

Silvana Cortignani


 – Mafia turca, salgono a venti gli arrestati in carcere


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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