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Il boss Baris Boyun progettava un attentato e cercava armi, Meschini in missione Cappuccetto Rosso

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Cliccami e guarda le immagini dell’arresto a Bagnaia del boss Baris Boyun


Viterbo – Banda armata e terrorismo. Non a caso. Al boss curdo della mafia turca piacevano le armi pesanti e il Pkk. “È arrivata l’arma fratello, Glock, 10 mm, penetra anche il giubbotto antiproiettile”, diceva mentre era intercettato Baris Boyun.


Mafia turca - Da sinistra: il viterbese Giorgio Meschini e il presunto boss Baris Boyun

Mafia turca – Da sinistra: il viterbese Giorgio Meschini e il presunto boss Baris Boyun


Super ricercato da Ankara. Baris Boyun è il super ricercato dalla Turchia cui l’Italia un anni fa aveva negato l’estradizione. Di etnia curda, è nato l’8 giugno 1984 a Istanbul, nel quartiere di Beyoglu, situato nella parte europea della città, affacciato sul Bosforo e sulla parte settentrionale del Corno d’Oro. L’indagine è scattata a ottobre 2023, dopo l’arresto di tre sodali armati che lo stavano scortando in Svizzera. In manette è finito lo scorso 19 gennaio. A febbraio ha ottenuto i domiciliari e ora è tornato in carcere.


Maxioperazione contro la mafia turca - La polizia in azione a Bagnaia - Arrestato Baris Boyun

Maxioperazione contro la mafia turca – La polizia in azione a Bagnaia – Arrestato Baris Boyun


A Bagnaia dopo un attentato. Boyun è stato arrestato all’alba di ieri nella casa di Bagnaia dove – sorvegliato da forze dell’ordine con mitragliatrici e giubbotti antiproiettile – era ai domiciliari dal primo pomeriggio del 21 marzo e dove era stato trasferito dopo l’attentato subito a Crotone il 18 marzo, in seguito al quale anche lui stava progettando di vendicarsi con un attentato, a una fabbrica in Turchia, con l’obiettivo di uccidere il rivale mafioso, in occasione del Ramadan, durante la consumazione del pasto “l’iftar” allorquando, al tramonto, viene interrotto il digiuno. Attentato fallito, per la cronaca, grazie all’intervento della polizia turca su indicazione della pg italiana. 

“Stanno cercando un cecchino”. A Crotone era ai domiciliari dallo scorso 2 febbraio, su disposizione del giudice di Milano. In una intercettazione, la moglie diceva di temere un attentato durante il percorso dal carcere a Crotone, “una mossa che vorrebbero fare gli avversari”. Il 2 marzo, invece, fu lo stesso boss  a dire “ho saputo che stanno cercando un cecchino”.  L’attentato è stato effettivamente realizzato il 18 marzo, quando il boss ha chiesto ai suoi sodali di recuperare le armi più potenti a sua difesa compresi “proiettili per i kalashnikov”. Le operazioni di recupero vengono ricostruite grazie alle intercettazioni audio e video su una delle auto utilizzate per il viaggio e il dispositivo di localizzazione satellitare. 

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Missione Cappuccetto rosso. Nello specifico, si è accertato che, la notte tra il 25 e il 26 marzo, ha preso parte alla “missione”anche il viterbese Giorgio Meschini, pure lui in auto verso le Marche. “Vai avanti che vedrai Cappuccetto Rosso”, dicono i sodali a proposito del luogo dove avverrà lo scambio, un sacchetto di colore scuro, riferendosi a un’auto con targa turca in una piazzola di sosta dell’autostrada Adriatica, dopo Ancona in direzione nord. “Ho preso anche proiettili perforanti, altro che blindati ormai”, dice uno dei turchi.  


Blitz interforze contro mafia turca - Gli arrestati in questura

Blitz interforze contro mafia turca – Gli arrestati in questura


Il “valore aggiunto” di Meschini. Meschini autista ma non solo. A parte il recupero delle armi, di incarichi ne avrebbe avuti parecchi, il viterbese, all’interno del sodalizio criminale. “Il valore aggiunto di Meschini – si legge nelle 112 pagine dell’ordinanza del gip Roberto Crepaldi del tribunale di Milano – è certamente la conoscenza della lingua (nelle sue relazioni con le forze dell’ordine) e del territorio (in relazione ai viaggi in cui ha partecipato, nel corso dei quali aiuta i correi turchi a orizzontarsi)”.

“Non poteva non sapere”. “Sul piano soggettivo, non vi è dubbio – si legge – che Meschini fosse consapevole dell’attività criminale svolta dai sodali: si pensi all’esplicita spiegazione del meccanismo del Token, a fronte del quale è evidente come il recupero di decine di migliaia di euro in contanti non potesse far fronte ad attività legali; discorso analogo vale per le armi recuperate in data 25.3.2024, quando le modalità del prelevamento e le cautele adottate non potevano che suggerire un contesto francamente illecito”.

Armi e soldi. “Del resto, egli era consapevole che alcuni del gruppo erano incorsi in misure cautelari, che Senci dubitava di essere controllato con delle microspie, che gli stessi soggetti maneggiavano armi e denaro contante. Non vi è dubbio anche che Meschini abbia colto la dimensione plurisoggettiva dell’attività illecita, proprio durante i viaggi per il prelievo del denaro e delle armi, nel corso dei quali ha avuto modo di confrontarsi con gli altri sodali e di comprenderne ruolo e mansioni”. 


Blitz interforze contro mafia turca - Gli arrestati in questura

Blitz interforze contro mafia turca – Gli arrestati in questura


Omicidio al caffè di Berlino. Una curiosità, il boss e le sue due donne sono indagati anche per omicidio volontario aggravato per l’assassinio a colpi di pistola di un turco, il 10 marzo scorso, in un caffè di Berlino, di cui Boyun sarebbe stato il mandante dai domiciliari di Crotone. 

Obiettivi criminali e politici. Proprio l’uso della violenza sarebbe il mezzo, oltre all’accumulo di ricchezze illecite, con il quale Boyun intende perseguire i propri obiettivi criminali e politici. “L’aspetto ‘politico’ della lotta – scrive il gip – è evidenziato anche nella conversazione del 16.1.2024 nella quale l’indagato annuncia di aver ‘mandato notizie alla gerarchia superiore del Pkk, ho detto che non accettiamo un’organizzazione così e che fonderemo una nuova organizzazione iniziando una nuova rivoluzione'”. 

Al sicuro in Italia. “Appare evidente – si legge nell’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere – come stia continuando dall’Italia (ove ritiene di aver trovato protezione), insieme ai suoi uomini, una guerra per conquistare la supremazia su altri gruppi criminali che hanno infestato, a suo giudizio, lo stato turco, lotta che evidentemente non coinvolge solo l’aspetto criminale ma anche quello istituzionale, accusato di fiancheggiare e favorire altre organizzazioni”. 


Maxioperazione contro la mafia turca - La polizia in azione a Bagnaia - Arrestato Baris Boyun

Maxioperazione contro la mafia turca – La polizia in azione a Bagnaia – Arrestato Baris Boyun


Mafia e terrorismo. Un soggetto considerato estremamente pericoloso: “Proprio in relazione allo stretto legame tra aspetto criminale e assetto dello Stato la finalità del gruppo capeggiato da Boyun non si limita ad una lotta tra clan per il controllo del territorio e delle dinamiche criminali (traffico di droga, di armi e di migranti), come spesso constatato in passato nel contesto italiano tra associazioni mafiose rivali, ma assume natura propriamente terroristica”.

Silvana Cortignani


Video: Arresto di Baris Boyun – video della polizia – L’operazione antimafia Turca

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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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