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Caso Cavini-Frontini, fissata l’udienza preliminare per decidere sul rinvio a giudizio

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Chiara Frontini con Fabio Cavini

Chiara Frontini con Fabio Cavini

Viterbo – Fissata l’udienza preliminare per decidere il rinvio a giudizio o il proscioglimento della sindaca Chiara Frontini e di suo marito Fabio Cavini.

L’accusa è minaccia a corpo politico in concorso, articoli 338 e 110 del codice penale.

L’udienza è stata fissata per il 21 novembre a palazzo di giustizia, in via Falcone e Borsellino a Viterbo. Il gup è Giacomo Autizi.

A chiedere il rinvio a giudizio i pm Massimiliano Siddi e Chiara Capezzuto dopo le indagini a seguito di una denuncia presentata dal consigliere comunale Marco Bruzziches.

Il tutto dopo una cena a casa di Bruzziches, il 26 settembre dell’anno scorso, durante la quale Cavini avrebbe detto: “Se io voglio fare male, capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole e poi vado a colpire quella persona”. E aggiunto: “Purtroppo io sono la sua anima nera ed è per questo che sono molto odiato, perché a volte devo fare delle cose anche molto brutte”.

Frontini e Cavini sono infatti imputati “del reato di cui agli articoli 110 e 338 codice penale – spiega la richiesta di rinvio a giudizio dei pm -, perché, in concorso tra loro; Chaira Frontini in qualità di sindaco del comune di Viterbo e Fabio Cavini, coniuge della predetta e suo consigliere politico de facto, durante una cena presso l’abitazione di Marco Bruzziches, consigliere comunale con delega alla valorizzazione del patrimonio comunale e della di lui coniuge Anna Formini – cena organizzata su espressa richiesta della sindaca – nel corso di una conversazione avente ad oggetto le modalità di espletamento della delega conferita al predetto consigliere Bruzziches ed il suo disappunto per il ritenuto mancato riscontro dell’amministrazione alle sue iniziative e sollecitazioni, nonché la conseguente possibilità che il predetto potesse lasciare il gruppo di maggioranza lo minacciavano per impedirne o, comunque, turbarne l’attività quale componente del consiglio comunale”.

“In particolare – prosegue la richiesta di rinvio a giudizio dei pm -, il Cavini pronunciava le seguenti frasi: ‘Vedi… io ho imparato una cosa (…) che mi devo sempre preoccupare per il domani, è uno dei miei compiti e il domani è la tutela della maggioranza e della… prima di Chiara e poi la maggioranza… allora io… noi quando vogliamo colpire o abbiamo qualcosa o la inventiamo… ora, proprio come fare non te lo dico… e questo lo facciamo in casi estremi… no, questo a tua conoscenza… non siamo dei principianti, se lo voglio fare, capisco chi del tuo stato di…’ – venendo qui interrotto dalla Frontini che aderiva espressamente, dicendo: ‘soprattutto se so che stai a fa’…’ – e proseguiva: ‘se… se… no, no, no… chi del tuo stato di famiglia è più debole e vado a colpire quella persona… o ce l’ha o gliela creo… purtroppo io so’ la sua anima nera e per questo sono anche molto grato perché, a volte, devo fa le cose molto brutte e a volte molto belle, ma purtroppo… come diceva, appunto Rino Formica, è sangue è merda e quindi sappiamo come fare’, per poi ammonirlo a fidarsi totalmente della sindaca e ricordargli che Letizia Chiatti – che si era precedentemente dimessa dalla carica di presidente del consiglio comunale e con la quale il Bruzziches si era incontrato pochi giorni prima – doveva essere trattata come il ‘nemico numero uno’, lasciandogli intendere che quelle erano le condizioni per ottenere maggiore libertà d’azione nell’espletamento dell’attività di consigliere delegato alla valorizzazione del patrimonio comunale”.

I pm avevano già chiesto per Frontini e Cavini il giudizio immediato respinto dalla Gip Rita Cialoni.

Per Roberto Massatani, avvocato di Chiara Frontini, “la sindaca si è dichiarata completamente innocente e del tutto estranea”. Per Giovanni Labate, legale di Fabio Cavini, “l’ipotesi di reato non sussiste”.

 

Daniele Camilli


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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