Viterbo – “Il deposito di scorie nucleari è una mela avvelenata per il territorio e uno scandalo etico”. Così il presidente del Biodistretto della via Amerina e delle forre, Famiano Crucianelli questa mattina in sala Benedetti, palazzo Gentili, durante l’incontro organizzato da Tuscia in movimento per dire No al deposito di scorie nucleari in provincia di Viterbo.
Da sinistra, Chiara Frontini, Gabriele Antoniella, Carlo Falsetti, Famiano Crucianelli e Leonardo Varvaro
Su 51 siti idonei individuati da Sogin per la realizzazione del deposito nazionale, 21 sono nella Tuscia, vale a dire il 42% del totale in un territorio che rappresenta l’1% della superficie nazionale.
A febbraio una grande manifestazione popolare, oltre duemila le persone che hanno partecipato, assieme a loro il vescovo di Civita Castellana Marco Salvi, al corteo che ha attraversato la zona dei monti Cimini dandosi poi appuntamento a Corchiano.
“Il deposito – dice Crucianelli – è una mela avvelenata per il territorio. Il danno di immagine sarebbe incalcolabile e la Tuscia verrebbe militarizzata. E tutto questo pregiudicherebbe alla radice il nostro futuro. Dopodichè è uno scandalo etico, perché non si può portare in un altro territorio le scorie prodotte da un’altra parte, in particolar modo nel nord Italia”.
Assieme a Crucianelli, questa mattina ci sono anche Gabriele Antoniella, presidente del Biodistretto del lago Bolsena, Carlo Falsetti, presidente del comitato Montalto futura, Leonardo Varvaro, professore divertimento Dafne Unitus, la sindaca di Viterbo Chiara Frontini e l’assessore comunale allo sviluppo economico Silvio Franco.
“Dobbiamo costruire un’iniziativa per contrastare in via definitiva l’ipotesi del deposito -. Ma l’opposizione deve essere evidente e capillare. L’opposizione deve essere intransigente”.
“Consideriamo la proposta di Sogin – aggiunge Crucianelli – irricevibile e impraticabile. È irricevibile perché Sogin aveva raccontato che sarebbe arrivata a questa scelta attraverso un meccanismo consensuale dei territori. E pensavamo che ci sarebbe stata data la possibilità di confrontarci. È stato fatto un seminario nazionale e presentati 300 documenti critici. Documenti che sono stati tutti cestinati. E non si può arrivare a una scelta del genere senza che ci sia una partecipazione attiva”.
“Non è poi accettabile nel merito – sottolinea il presidente del Biodistretto della via Amerina -. Per due ragioni di ordine generale. La prima, non si può ipotizzare una discarica che mette insieme le scorie ad altissima pericolosità e le scorie a media pericolosità. E non siamo noi a mettere in discussione questa visione, c’è tutta una letteratura che lo dimostra. Le scorie ad altissima pericolosità vanno messe in profondità e non in superficie per i prossimi 100 anni. Per le scorie ad altissima pericolosità va trovata una soluzione diversa”.
Chiara Frontini
“Infine la seconda considerazione – continua Crucianelli -. In Italia abbiamo un territorio tra i più radioattivi, e parliamo di radioattività naturale. Quindi, perché dobbiamo aggiungere rischio a rischio? Siamo inoltre un territorio reale, dal punto di vista economico e sociale. Pregiudicare questo in nome di compensazioni non è la nostra vocazione. E le compensazioni trasformerebbero questo territorio in un territorio assistito. Noi invece siamo un territorio che produce”.
Silvio Franco
“La battaglia contro il deposito nucleare – spiega Frontini – è la battaglia di tutta la Tuscia. E la manifestazione di Corchiano ha dato una forte scossa in termini di presa di consapevolezza di tutta quanta la questione”.
“Se adottiamo la visione del valore degli ecosistemi – conclude Franco -, cioè che su questo pianeta gli uomini valgono, la risposta al deposito nucleare non può essere altro che negativa. Non solo, ma gli studi scientifici ci dicono che questo territorio non è adatto ad ospitarlo, in alcun modo”.
Daniele Camilli





