Viterbo – A tre anni dall’operazione “Cappuccetto Rosso” del 15 aprile 2021 condotta dai carabinieri Cites, sfociata nel sequestro di 23 esemplari di lupi e di cani lupo cecoslovacchi, 12 dei quali furono trasferiti sull’Amiata, sono stati ascoltati in aula i tre consulenti di difesa, procura e animalisti, ovvero i genetisti Lisa Fiore, Alberto Santini e Edoardo Velli.
“Sono risultati ibridi diciotto cani su ventitré, con percentuali di lupo tra il 30 e il 75 per cento”, secondo gli esperti di genetica di animalisti e accusa. “Entro la quarta generazione, ovvero il padre, il nonno o il bisnonno erano lupi”, la conclusione. Non condivisa dalle difese, che hanno puntato il dito contro l’incertezza scientifica sull’argomento e ricordato il riconoscimento solo dagli anni Novanta della razza “cane cecoslovacco”.
È ripreso ieri davanti al giudice Daniela Rispoli il processo col rito abbreviato all’allevatore viterbese 42enne Armando Tiberi e al 38enne V.O., il proprietario lombardo di Raija, la femmina morta durante il sequestro sull’Amiata. Gli imputati, difesi dagli avvocati Andrea Danti, Monica Fortuna e Irene Laurenti, sono accusati di concorso in detenzione illegale di esemplari di specie selvatica protetta, in condizioni incompatibili con la loro natura. Parte civile l’Enpa, per cui era presente in udienza l’avvocato Anna Paradiso.
“Non è possibile dare una generazione certa, ma solo un range probabilistico, ‘probabilmente’ entro la quarta generazione – ha ribadito Fiore, che era stata già sentita una prima volta, prima dell’unificazione dei processi ai due imputati – ma c’è un mondo, ha poco senso. È scientificamente importante, ma si tratta di percorsi a livello sperimentale. La genetica forense vuole una soluzione univoca, non genericamente ‘entro la quarta generazione'”.
Lunghi e approfonditi l’esame e il controesame degli altri due consulenti da parte di tutte le parti e del giudice che ha posto molte domande.
“Cinque dei ventitre animali sequestrati sono risultati essere cani, mentre gli altri 18 ibridi, con percentuali di lupo tra il 30 e il 75 per cento. Entro la quarta generazione, il che significa esemplari ibridi frutto di incroci recenti con lupi selvatici, ovvero con padre, nonno o bisnonno lupo”, ha spiegato Alberto Santini per la procura.
I difensori di Tiberi hanno fatto notare come due cuccioli, Grifon e Famelica, presunti figli di lupo selvatico, non siano risultati tali: “Solo Famelica – hanno detto Danti e Fortuna – con solo il 41,4% di sangue di lupo, a cavallo tra F1 e F2”.
L’ibridazione lupo-cane sarebbe deleteria per la sopravvivenza della fauna selvatica, secondo il consulente dell’Enpa, Edoardo Velli, presente anche lui alle analisi disposte dalla procura. “È possibile stabilire l’ibridazione entro la quarta generazione”, ha detto, concordando col collega Santini.
Parlando in particolare della femmina Raja, avrebbe il 94,8% di componente lupina e tracce di pastore tedesco, in base al certificato del passaggio di proprietà e al (controverso) test di Embark effettuato dallo stesso proprietario, imputato in concorso per la vendita a Tiberi.
Raja “più lupo che cane”, secondo il consulente, che ha sottolineato come la conclusione “entro la quarta generazione” – lupo padre, nonno o bisnonno – abbia un margine di errore di appena il 5% nella classe di assegnazione.
Se invece si incrociano ibridi con ibridi, la componente canina non sarebbe remissiva, né la componente lupina potrebbe diventare prevalente: “I valori – secondo l’esperto – resterebbero intermedi”.
Il processo, cui come sempre era presente Armando Tiberi, riprenderà la prossima settimana.
Silvana Cortignani
Fotogallery: Cani da lupo cecoslovacchi – Il rientro nell’allevamento
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.