Viterbo – “Dies Natalis, le 49 statue della macchina di Santa Rosa sono persone reali che abbiamo scansionato”. Raffaele Ascenzi, architetto e ideatore della nuova macchina della santa patrona di Viterbo che attraverserà le vie del centro storico il 3 settembre. Il 7 luglio la prova del traliccio che vedrà la macchina in movimento per la prima volta tra piazza del Comune e piazza del Teatro.
Viterbo – Una statua di Dies Natalis
Ieri pomeriggio, negli spazi dell’impresa Fiorillo, storici costruttori della macchina confermati anche per i prossimi 5 anni, una visita al cantiere dove Dies Natalis verrà assemblata. Un incontro organizzato dall’ordine degli architetti di Viterbo.
Assieme ad Ascenzi, ci sono anche il presidente dell’ordine Giorgio Saraconi, il direttore tecnico dell’impresa Fiorillo Damiano Amatore e Vincenzo, Mirko e Alessio Fiorillo, titolari della Fiorillo srl.
Viterbo – Raffaele Ascenzi
“Le 49 le statue di Dies Natalis – spiega Ascenzi – sono persone che abbiamo scansionato. Trasformandole in modelli virtuali. Un fatto eccezionale”.
“Mangio pane e Santa rosa da quando sono ragazzino – prosegue Ascenzi -. Ho quattro macchine sulle spalle e questo mi ha fatto apprendere molte cose. Una macchina come Dies Natalis non si poteva pensare fino a 20 anni fa. Abbiamo 150 giorni per costruirla e stiamo lavorando giorno e notte, così come tutti i fine settimana”.
Viterbo – Vincenzo Fiorillo, Mirko Fiorillo e Damiano Amatore
“Dal primo disegno del 1690 – aggiunge Ascenzi ripercorrendo la storia dei trasporti – la macchina non solo veniva rinnovata ogni anno, ma aveva una forma ben specifica. Un baldacchino devozionale barocco, neogotico oppure al neoclassico. Il primo importante cambiamento si ha con Salcini che, grazie alla tecnologia, negli anni ’50 del Novecento porta la macchina di Santa Rosa a 27 metri di altezza. Imponendo un traliccio in acciaio che l’ha fatta balzare di 10 metri verso l’alto. Una rivoluzione. Dopodiché c’è stata la macchina di Zucchi, Volo d’Angeli, una rivoluzione ulteriore. Negli anni 70 la santa viene poi posta in cima. Cosa che non s’era mai fatta prima. Santa Rosa non stava mai al di sopra della croce”.
Viterbo – Il traliccio di Dies Natalis
Ascenzi torna invece al passato, portandolo a sintesi. Da un lato, parafrasando la teoria del restauro di Cesare Brandi, “il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica”. La macchina come consistenza fisica e opera che si avvale delle nuove tecnologie. E qui sta anche il ruolo dei suoi due principali collaboratori che ieri Ascenzi ha citato più volte, vale a dire Luca Occhialini e Antonella Servi, specializzati nella modellazione in 3D. Dall’altro un lavoro architettonico che gioca sulla “duplice polarità estetica e storica” della macchina e del trasporto. Il tutto “in vista della sua trasmissione nel futuro”. Trasmissione al futuro di un trasporto che porta con sé la storia di un’intera città.
Viterbo – Giorgio Saraconi, Raffaele Ascenzi e Damiano Amatore
“Ringrazio la famiglia Fiorillo che ci ospita per questa visita – commenta Saraconi -. Una visita per capire i dettagli più tecnici della macchina”.
“Vi auguro il meglio – dice il presidente del Sodalizio dei facchini Massimo Mecarini rivolgendosi agli architetti presenti – e di trovare spunti anche per il prossimo concorso, soprattutto ai giovani”.
“Fiorillo – sottolinea Amatore – è un’azienda che si occupa di edilizia. Anche nei beni culturali. Imprenditori costantemente presenti, parte integrante della storia del trasporto e della città di Viterbo”.
Viterbo – Antonella Servi
“È un vanto poter far vedere agli architetti presenti l’inizio dell’assemblaggio delle opere – continua Mirko Fiorillo -. L’opportunità di poter mostrare come si realizza la macchina di Santa Rosa”.
Viterbo – Luca Occhialini
Infine Vincenzo Fiorillo. “Il nostro legame con la macchina non è una questione economica, ma una storia di passione. Arrivata già alla terza generazione. Una storia di impegno e sacrificio al servizio della città”.
Daniele Camilli
Fotogallery: Il cantiere di Dies Natalis
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