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Dipendenti comunali da buttare, la sindaca rincara la dose: “Chi si offende per quelle parole sa di rientrare in quel 50%”

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Viterbo – “Chi si offende per quelle parole sa di rientrare in quel 50%”. Cena dei veleni, la sindaca Chiara Frontini va dritta per la sua strada, sulle parole pronunciate verso dipendenti comunali in quel famoso i incontro di settembre: “Il 50% sono da buttare”, disse.


Viterbo - Consiglio comunale - Ciorba e Frontini

Viterbo – Consiglio comunale – Ciorba e Frontini


Va dritta, perché: “Chiara non è ipocrita e bisogna uscire dall’ipocrisia generale”. Quindi, sollecitata in consiglio comunale da Andrea Micci (Lega) a dare una spiegazione, in qualche modo a trovare una via di fuga, da frasi che hanno fatto sollevare non solo l’opposizione, ma anche i sindacati, non solo le conferma, ma invita i presenti in aula a uscire dall’ipocrisia: “Che una quota di dipendenti non sia performante lo sappiamo tutti – afferma Frontini – è un’ipocrisia che va sciolta una volta per tutte. Lo pensano tutti qui dentro”.

Non c’è nulla di cui scusarsi. “Non sono dichiarazioni della sindaca quelle che avete letto, le dichiarazioni sono quelle che faccio qui, oggi. Si tratta di uno sfogo, chiamatelo come vi pare, una confidenza a cuore aperto. In una casa privata, in un contesto in cui si pensava di parlare fuori dalle righe”.

La famosa cena con l’ex consigliere di maggioranza Bruzziches e moglie, oltre a Fabio Cavini, marito della sindaca. Cena di cui esiste una registrazione depositata dal consigliere stesso in procura della repubblica.


Viterbo - Consiglio comunale - Marini, Micci, Chiatti e Bruzziches

Viterbo – Consiglio comunale – Marini, Micci, Chiatti e Bruzziches


Una serata politico – conviviale durata a lungo, tanto da far fare al primo cittadino una previsione: “Tre ore di cena, ne avremo da qui al 21 novembre da ascoltare, dichiarazioni che non sono dichiarazioni, inedite”. Il 21 novembre è quando il tribunale si esprimerà sul rinvio a giudizio o meno di Frontini e Cavini, per l’accusa di minaccia a corpo politico in concorso, dopo la denuncia di Bruzziches.

Sui dipendenti comunali, dei quali la sindaca durante la cena aveva affermato, stando alle trascrizioni della registrazione: “Il 50% di quel materiale umano è da buttare, e non ci possiamo fare niente”, rispondendo a Micci, non sposta di una virgola il suo pensiero e nemmeno tenta di mitigare le conseguenze di quelle parole. Anzi. Frontini arriva ad affermare di non conoscere l’esatta percentuale del “materiale umano da buttare”, magari 30% o magari 70%. Chissà.

“Chiunque abbia avuto un ruolo – continua Frontini – ce lo siamo detti tutti almeno una volta: la pratica sta sul tavolo di tizio, allora siamo freschi. Quello che la politica, i sindacati devono fare è tutelare quel 50% di chi lavora e su cui si regge tutto l’impianto dell’amministrazione, di chi s’impegna con sacrificio e professionalità”.

E tanto per dare un’idea sulla bontà delle sue parole e relative percentuali, cita le valutazioni che si fanno sui dipendenti. “Andatele a guardare, gente distante per valutazione un punto o due da chi fa un terzo del lavoro. Non è questo svilire l’attività di chi lavora?

Il raggio è da 0 a 100. Andate a vedere, si va da 95 in su e c’è chi si sente offeso per un punto in meno”. Invece: “70 è una buona media, 60 la sufficienza, mentre 95 o 96 è l’eccellenza, cento vuol dire che non puoi fare meglio di così. Possiamo dirlo o no?”.


Viterbo - Consiglio comunale


Quindi prova a darsi una spiegazione della reazione all’uscita delle sue parole su Tusciaweb: “Chi si offende per quelle parole sa di rientrare in quel 50%, non si offende nessuno se è in pace con la coscienza. Chi lavora è tranquillo. È giusto che qualcuno lo abbia detto. L’amministrazione, i dirigenti, i sindacati credo che dovrebbero essere d’accordo nella valutazione nel merito”.

Di conseguenza: “Non si tratta di ritrattare, quando quella sera ci si lamentava proprio che fossimo lenti. Non mi sento di avere offeso nessuno che compia con diligenza il lavoro. Poi le percentuali possono variare, 30, 40, magari 70%. Ce lo dobbiamo dire se vogliamo essere onesti con noi stessi”.

Arriva a rimproverare Andrea Micci per avere sollevato l’obiezione. Lui che è esponente della Lega: “Rappresenta il partito il cui slogan storico era Roma ladrona, proprio lei viene a parlarmi di questo?”.

Non c’è niente da dire, nessun tiro da correggere: “Le mie energie – continua la sindaca nella sua arringa – le voglio utilizzare per valorizzare le capacità di chi sta qui e risponde alle direttive del dirigente, getta il cuore oltre l’ostacolo e non a ritrattare pensieri resi nel corso di un contesto privato, sulla cui legittimità nell’averli resi pubblici ho qualche dubbio.

Voglio valorizzare chi tiene in piedi l’ente e non ritrattare quanto detto in una cena in cui parlavo anche fuori dalle righe”.

Un lungo intervento, al termine del quale a Micci, fra l’incredulo e lo stupito non rimane che commentare: “Grazie per la supercazzola. Ancora una volta il suo approccio è sbagliato, ma non manca la sua supponenza, i cui risultati si vedono facendo un giro per la città, cosa che evidentemente non fa.

Avrebbe potuto dire: ero a una cena, si è trattato di uno sfogo ed è stato sbagliato generalizzare. Oppure spiegare che esistono elementi che non operano come dovrebbero, come capita ovunque. Invece lei dà la colpa pure a quelli che si offendono. Sono loro in torto, lei non sbaglia mai. Ha ribadito la percentuale del 50%, magari sono anche 70%”.

Pure Giulio Marini dall’opposizione ha speso una parola per i dipendenti comunali: “Arrivai qui più inesperto di lei probabilmente e mi hanno aiutato, consentendomi due anni dopo d’andare in provincia.

Negli anni che il consigliere Ricci definisce terribili, l’amministrazione ha rischiato di finire in default e se non è accaduto è anche per merito del lavoro dei dipendenti dell’amministrazione”.

A Laura Allegrini (FdI), il triste commento finale alle parole della sindaca: “Fa tutto da sola, mannaggia alla miseria. Nemmeno volendole dare una mano si riesce ad aiutarla. Mi viene in mente Tafazzi…”.

Giuseppe Ferlicca


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