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Guede accusato di violenza, al via l’incidente probatorio sui “segreti” dello smartphone della ex

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Viterbo – Caso Rudy Guede, chiesta un’integrazione tecnica alla perizia sullo smartphone della presunta vittima. Nel frattempo ieri c’era anche la 24enne in tribunale per l’incidente probatorio disposto dal gip Savina Poli che ha accolto la richiesta di perizia informatica sullo smartphone della ex del 37enne ivoriano che ha scontato a Viterbo una condanna a 13 anni per l’omicidio di Meredith Kercher. Perizia chiesta dal difensore Carlo Mezzetti sul dispositivo della ex fidanzata che la scorsa estate lo ha denunciato, facendo scattare lo scorso 6 dicembre il divieto di avvicinamento e da febbraio anche un anno di sorveglianza speciale. La procura aveva chiesto gli arresti domiciliari.


Rudy Guede con l'avvocato Carlo Mezzetti al tribunale di Viterbo

Rudy Guede con l’avvocato Carlo Mezzetti al tribunale di Viterbo lo scorso 11 dicembre, giorno dell’interrogatorio di garanzia


La giovane era presente all’udienza al fianco del suo legale, l’avvocato Francesco Guido, mentre non si è visto Rudy Guede sottoposto a divieto di avvicinamento. Era stata lei la prima a chiedere che venisse estrapolata in particolare una fotografia, che confermerebbe la sua versione dei fatti, opposta a quella di Guede. 

Intanto anche il suo avvocato ha nominato ieri in udienza un proprio consulente, per la parte offesa il viterbese Luciano Lattanzi, che va ad aggiungersi al consulente della difesa Sandro Salvati di Modena e al perito super partes del tribunale Luigi Gruttadauria di Roma, cui è stato chiesto di passare al setaccio l’intero contenuto del cellulare. 

Salvati e Gruttadauria, il cui elaborato è stato depositato il 2 maggio, sono stati sentiti ieri, dopo di che l’udienza è stata rinviata alla prossima settimana per dare tempo a tutte le parti di studiare le carte e per una integrazione tecnica, la cui esigenza è emersa nel corso dell’incidente probatorio.

Al centro dell’incidente probatorio fotografie, ma anche messaggi e chat, sia salvati che cancellati, il cui contenuto potrebbe dire molte cose ad accusa e difesa sul decorso e la fine della burrascosa relazione della coppia e sulle opposte versioni fornite agli inquirenti.

Non solo lo smartphone, naturalmente. Negli ultimi cinque mesi, infatti, sarebbero stati ascoltati numerosi testimoni per chiarire gli aspetti ancora oscuri della vicenda prima della chiusura delle indagini. Come si ricorderà, durante l’interrogatorio di garanzia dello scorso 11 dicembre, Guede si difese negando di avere violentato o picchiato la sua ex e fornendo versioni alternative dei fatti che gli venivano contestati, parlando di “un amore tossico, sono stato io a chiudere”.


Paola Conti

La pm Paola Conti – Aveva chiesto gli arresti domiciliari


Sottoposto a misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di 500metri rafforzata dal braccialetto elettronico nonché alla misura di prevenzione  personale  della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza introdotta dal Codice Rosso per i reati di lesioni e violenza sessuale, Guede è finito indagato a piede libero anche per presunti maltrattamenti in famiglia durante la convivenza.

Lo stop risale a circa un anno fa. Tra fine primavera e inizio estate dell’anno scorso la 24enne, appassionata di equitazione, sarebbe andata a vivere da sola a Grosseto. Ma su chi cercava chi, durante l’allontanamento, le versioni sono state contrastanti. Lui si sarebbe soltanto reso utile, preoccupato per la ex che, tra l’altro, pur essendo un cavallerizza esperta, sarebbe caduta facendosi male più volte e in particolare avrebbe avuto un incidente con lesioni che sarebbero state fotografate e postate dalla ragazza sui social.

“Mi sono preoccupato per lei, ci siamo sentiti, sono andato a vedere come stava, le ho fatto la spesa”. ha detto Guede. “Ho capito che non si sarebbe fermato. Mi scriveva, mi chiamava, tre volte è venuto senza dirmelo, aveva le chiavi di casa a Viterbo”, la versione invece di lei. E ancora: “Non avevo più una vita e non mi sarei perdonata se avesse fatto ad altri le cose cattive che ha fatto a me”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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