|
|
Viterbo – “Se ti becco con qualcuno, ti butto l’acido in faccia”. Presunta vittima, nella primavera del 2022, una delle ex fidanzate di Daniele Nuomi, l’ex buttafuori 24enne di Pomezia, che sta scontando in carcere una condanna definitiva a 16 anni di reclusione per lo stupro di una 17enne viterbese intercettata in discoteca e poi agganciata sui social a fine 2019.
Nuomi è stato rinviato a giudizio nei giorni scorsi dal gup Livio Sabatini del tribunale di Roma, su richiesta dalla pm Maria Gabriella Fazi, per stalking e lesioni aggravate ai danni di una ragazza che avrebbe picchiato e preso per il collo mentre era ricoverato al policlinico Gemelli di Roma, il 22 maggio 2022. Il processo si aprirà a ottobre e l’imputato come sempre sarà difeso dall’avvocato Luigi Mancini del foro di Viterbo.
“Ammazzo la madre e il padre”. L’imputato avrebbe anche minacciato di morte i genitori della parte offesa, che si è già costituita parte civile davanti al gup.
Secondo l’accusa la vittima, con la quale Nuomi, come in altri casi analoghi aveva allacciato una relazione sentimentale, nel mese di dicembre 2021, sarebbe stata molestata e minacciata, sia durante che dopo la fine del fidanzamento. Il 23enne, difeso dall’avvocato Luigi Mancini del foro di Viterbo, le avrebbe cagionato “un particolare stato di ansia e paura per l’incolumità propria e del suo nucleo familiare”.
“In particolare – si legge nell’imputazione – durante il loro rapporto, la allontanava dai suoi amici, impedendole anche di utilizzare i social e la insultava, dicendole ‘sei una troia, una escort, una bocchinara’; nonché la minacciava con frasi del seguente tenore ‘se ti becco con qualcuno ti ammazzo, vengo sotto casa tua e ti do fuoco alla macchina, ti butto l’acido in faccia così non ti può guardare nessuno’”.
Il 22 maggio di due anni fa, una domenica, la vittima sarebbe stata aggredita dall’ex buttafuori perfino all’interno della stanza dell’ospedale Policlinico Gemelli di Roma dove era ricoverato. “La prendeva per il collo e la colpiva con schiaffi e calci, con conseguente rottura della loro relazione”, si legge nelle carte.
Quindi avrebbe continuato a perseguitare la parte offesa: “La tempestava di telefonate nonché le inviava numerosi messaggi Whatsapp; dopo un breve periodo riprendeva a telefonarle, minacciandola di morte, dicendole ‘io vado a casa e ammazzo a madre, il padre, tutti… sta bocchinara’ nonché a mandarle messaggi, condotta che determinava la parte offesa a bloccare qualsiasi contatto”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

